L’impronta dei Cozi sulle Porte Palatine
A cura di - 1 Feb, 2019
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Non è «romana» la lunga fascia di marmo bianco che decora la facciata della Porta Palatina: proviene dalle cave valsusine dei Cozi, popolo pre-romano che fece affari con i fondatori di Augusta Taurinorum. Il marmo valsusino decora anche Palazzo Madama e il Duomo di Torino, ma giunse in città fin dall’epoca romana: i Taurini di […]

Non è «romana» la lunga fascia di marmo bianco che decora la facciata della Porta Palatina: proviene dalle cave valsusine dei Cozi, popolo pre-romano che fece affari con i fondatori di Augusta Taurinorum. Il marmo valsusino decora anche Palazzo Madama e il Duomo di Torino, ma giunse in città fin dall’epoca romana: i Taurini di Pianura erano dispersi, Augusta Taurinorum venne fondata facendo affari con i popoli delle montagne.

I romani si insediarono nell’area cisalpina «piemontese» già precocemente – al 100 a.c. risale la fondazione di Eporedia (Ivrea) – e poi diffusamente al tempo dell’imperatore Ottaviano: la fondazione di Augusta Praetoria (Aosta) risale all’anno 25 a.c., quella di Augusta Taurinorum forse al 9 a.c. (secondo una recente ipotesi degli studiosi Caranzano e Crosta). Quando i romani assoggettavano un territorio, cercavano di integrare i popoli annessi. Sollecitavano inoltre la collaborazione delle élites locali, che in genere non ostacolavano la «romanizzazione», anzi si davano un gran da fare per emulare i nuovi padroni e mantenere lo status detenuto preceden- temente. Accadde così anche per la dinastia dei Cozi, che i romani trovarono dominare i nostri territori all’epoca della conquista imperiale: essa aveva il suo centro a Segusio, ma estendeva la propria influenza fino alla piana torinese.

Il grande Cozio. Cozio era il sovrano dell’etnia segusina, era a capo di una confederazione di tribù insediate su entrambi i versanti alpini ed era personalità eminente, anche se nelle fonti classiche lo troviamo indicato, con apparente sufficienza, come «regulus» («reuccio»). Di fronte alla potenza romana, seppe capire che non conveniva opporsi, che era meglio collaborare; convise i romani ad avvalersi del suo aiuto. Già Donno, padre di Cozio, al tempo di Giulio Cesare aveva stretto un solido patto con i romani per controllare il transito delle legioni verso la Gallia.

iscrizione marmo coziIl marmo bianco a Torino. L’archeologo Federico Barello evidenzia come le notevoli risorse economiche dei cozi «[…] derivavano certamente dal controllo sulla strada, ma anche delle risorse naturali della valle», e come il potere da esse generato li avessero resi «protagonisti del processo di formazione e monumentalizzazione delle nuove fondazioni augustee, siano esse colonie (Augusta Taurinorum) o capitali di una nuova provincia (Segusio)». La dinastia deteneva il controllo delle risorse minerarie valsusine, compreso il marmo tratto dalle cave ubicate tra gli attuali paesi di Chianocco e Foresto, utilizzate per molti secoli sin quasi ai giorni nostri. A Torino sono state realizzate con questo materiale le facciate del duomo (XV sec.) e di Palazzo Madama (XVIII sec.), ma in città si conserva anche un elemento di epoca romana, ben visibile, in marmo valsusino, che risale al tempo dei Cozi: la lunga fascia che decora la facciata della Porta Palatina.
È verosimile che il marmo valsusino sia stato utilizzato anche presso il vicino teatro romano: lo suggerisce un’iscrizione frammentaria, scoperta nel 1899 e conservata presso il Museo di Antichità di Torino. Questa iscrizione documenta una donazione elargita alla città di Torino da Donno II e Cozio II (rispettivamente figlio e nipote di Cozio), consistente in un portico, comple- to di corredo monumentale e di un ambiente annesso; è probabile che almeno il portico sia stato realizzato utilizzando il prezioso materiale marmoreo la cui gestione era in mano ai Cozi.

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