L’ex Caserma di via Asti, dalle torture della Seconda Guerra allo sgombero
A cura di - 14 Nov, 2015
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Dopo anni di abbandono, la Caserma La Marmora di via Asti 22, passata nel 2014 alla Cassa Depositi e Prestiti, è tornata al centro della cronaca la scorsa primavera. Mentre Paratissima chiedeva e ottieneva dalla Cassa lo stabile, per realizzare l’undicesima edizione della kermesse artistica, il 18 aprile, a pochi giorni dalla Festa della Liberazione, […]

Dopo anni di abbandono, la Caserma La Marmora di via Asti 22, passata nel 2014 alla Cassa Depositi e Prestiti, è tornata al centro della cronaca la scorsa primavera.

IoStoInViaAstiMentre Paratissima chiedeva e ottieneva dalla Cassa lo stabile, per realizzare l’undicesima edizione della kermesse artistica, il 18 aprile, a pochi giorni dalla Festa della Liberazione, la caserma venne occupata dai giovani di Terra del Fuoco, al motto #IoStoInViaAsti, con l’intento di riaccendere i riflettori su un luogo simbolo della Resistenza.

Dopo mesi di lavori, appelli, eventi e appuntamenti, i primi giorni di novembre, un gruppo di un’ottantina di Rom sfrattati dalla baraccopoli di Lungostura Lazio, si è insediato in un’ala ancora vuota dell’ex edificio militare. Infine, giovedì 12 novembre è scattato lo sgombero di via Asti, che ha interessato tanto i Rom, quanto i giovani di Terra del Fuoco. Il Sindaco Fassino ha parlato di “Un progetto di riqualificazione innovativo e di grande interesse”, di cui ancora non si conoscono i dettagli. Si conosce invece la storia dello stabile.

La nascita.

Nata come sede stanziale di un reggimento di fanteria, venne costruita tra il 1887 e il 1888 su progetto del capitano del Genio Siro Brauzzi e prese il nome di caserma Dogali. Dal 1897 al 1920 accolse il V reggimento Genio. Nel 1921 la caserma ospitò il IV reggimento Bersaglieri ciclisti e venne intitolata ad Alessandro La Marmora.

La Seconda Guerra Mondiale

Dopo l’8 settembre 1943 la caserma divenne il quartier generale dell’Ufficio politico investigativo (Upi) della Guardia nazionale repubblicana, incaricato di reprimere con ogni mezzo (rastrellamento, cattura, tortura, fucilazione, deportazione) la lotta clandestina in città e in provincia. La caserma venne quindi trasformata in luogo di detenzione e di tortura per tutti coloro sospettati di connivenza con la resistenza. Alla liberazione, il comandante partigiano Livio Scaglione scrisse: “Occupammo la caserma di via Asti nella notte tra il 27 e il 28 aprile e vi trovammo prigionieri morti e altri stremati dalla fame e distrutti dalle torture” (da “Le pietre della libertà”) e restò fortemente impressionato davanti alle sale dei sotterranei a queste adibite.
Nel 1962 il Comando della divisione Cremona pore una lapide nel fossato dove avvenivano le fucilazioni: “Qui caddero / i valorosi patrioti torinesi / martiri della resistenza / 1943-1945”. Presso questa lapide, ogni anno, in prossimità della ricorrenza del 25 aprile, si celebra la commemorazione dei caduti alla presenza delle autorità civili, militari, religiose e della cittadinanza.

Dopoguerra

35463552cefd45ab97f558bfeaa6f967-1Nel dopoguerra il complesso ospitò per alcuni anni la Scuola di Applicazione dell’Esercito. Negli anni Settanta venne attrezzata per ospitare una delle fasi del processo ad alcuni capi storici delle Brigate Rosse.

Gli anni 2000

Nel 2009 parte della caserma, dismessa, è ristrutturata per ospitare temporaneamente profughi provenienti dell’Africa, dapprima insediati nell’ex clinica San Paolo. Il resto è storia degli ultimi giorni.

Torino Storia
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Commenti (6)

  1. Ho sempre pensato che la destinazione più consona di questa caserma,
    al netto dei lavori probabilmente onerosi per l’adeguamento,
    sarebbe proprio l’uso scolastico, vista anche la disposizione dei fabbricati
    e la presenza del grande cortile centrale.
    Sarebbe un modo perfetto di perpetrare la memoria alle giovani generazioni.
    Recentemente l’istituto Altiero Spinelli di via Figlie dei Militari (a poche centinaia di metri)
    ha lamentato la carenza di spazi e spostato altrove la scuola secondaria di I grado (le medie).
    E che dire del sogno di spostarci il liceo Segrè, liberando le pertinenze della Villa della Regina
    della suo ingombrante e sgraziata sagoma???

  2. Manca un pezzo di storia, nel 2010 la caserma fu data in uso all’Associazione Nazionale Alpini Sezione di Torino che dopo averne ristrutturata una gran parte (compresa quella semi demolita dai profughi) la usò come sede del Comitato Organizzatore Adunata Torino 2011. Per circa otto mesi fu abitata dagli Alpini che lavoravano per l’organizzazione e nel periodo dell’Adunata Alpini e dei Raduni “Italia 150” furono ospitate centinaia di persone provenienti da tutta Italia comprese associazioni e scolaresche che erano in visita alla nostra città.
    Un vero peccato che ora la caserma torni all’abbandono e al degrado.

  3. Ottima idea per questa pubblicazione che ci ricorda come eravamo. Per questo oggi ho subito aderito all’abbonamento online in pdf perché preferisco evitare lo spreco di carta. Però colgo l’occasione di chiedervi , se è possibile, di migliorare la qualità del file e permettere di leggere chiaramente una pagina per volta e non le due insieme. Normalmente lo leggo con l’iPad in iBook. Grazie per l’attenzione saluti a tutta la redazione.

  4. L’ immagine inserita nell’articolo, non è la caserma Alessandro Lamarmora di via Asti (ex caserma Dogali), bensì é la Caserma Monte Grappa prima del cambio nome alla struttura. La caserma ospitava inizialmente il 26 Battaglione Bersaglieri e venne intitolata ad Alessandro Lamarmora padre ideatore della specialità di fanteria, solo dopo la Grande Guerra cambiò denominazione in Monte Grappa in onore del monte sacro calvario di tanti soldati, e solo molti anni più tardi, dopo la seconda guerra, si accasermarono gli Alpini. La caserma è stata inoltre la storica sede del 92 Reggimento Fanteria ed al suo interno ci sono ancora testimonianze della storia militare.
    “TORINO città MILITARE”

  5. aggiungiamo un altra nota in merito all’ articolo che è errato nella parte dopoguerra: La caserma La Marmora che negli anni 70 fu adibita per i processi alle brigate rosse non fu la Caserma Alessandro La Marmora di via asti, bensì la Caserma Alfonso La Marmora che sorgeva in corso Vittorio Emanuele angolo corso Ferrucci e abbiamo anche testimonianza storica fotografica.
    “TORINO città MILITARE”