Fra le tombe del cimitero di corso Novara si cela il sarcofago degli Egizi
A cura di - 4 mar, 2016
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Sarcofago iscrizione

Fra le tombe del Cimitero Generale in corso Novara c’è un sarcofago dell’Antico Egitto, terzo millennio a.C. Se ne sta silenzioso all’aria aperta, mimetizzato agli occhi dei visitatori che raramente lo notano fra migliaia di sepolture. È un reperto di grande importanza storica, riconducibile con quasi certezza all’Antico Regno: venne condotto in città a fine […]

Fra le tombe del Cimitero Generale in corso Novara c’è un sarcofago dell’Antico Egitto, terzo millennio a.C. Se ne sta silenzioso all’aria aperta, mimetizzato agli occhi dei visitatori che raramente lo notano fra migliaia di sepolture. È un reperto di grande importanza storica, riconducibile con quasi certezza all’Antico Regno: venne condotto in città a fine Ottocento dall’ebanista Giuseppe Parvis che ne fece il proprio monumento funebre.

Sarcofago ubicazioneSi può osservare il prezioso sarcofago presso la terza «ampliazione» del cimitero, nel campo Ovest. Occorre entrare dal primo ingresso di via Varano, girare subito a sinistra e prendere la prima apertura che si incontra: si percorre il vialetto e si giunge infine al monumento, non facilmente individuabile in quanto nascosto da altri monumenti sepolcrali. Particolare curioso, e casuale, è che non molto distante vi sia la sepoltura di Bernardino Drovetti (1776-1852), proprietario delle collezioni attorno cui nacque il Museo Egizio di Torino.

Noto come sarcofago «Parvis», dal nome dell’ultimo proprietario, il monumento conteneva in origine le spoglie di un ignoto personaggio dell’antico Egitto. Attualmente è vuoto: il corpo del Parvis riposa all’interno di una cripta posta sotto il sarcofago stesso, che si presenta discretamente lavorato e pressoché intatto. Costruito in granito rosa proveniente dalle cave di Assuan (il materiale è tipico, se non addirittura esclusivo, di questa zona dell’Egitto) il sarcofago Parvis è a forma di parallelepipedo, con facce abbastanza irregolari, privo di decorazioni. In epoca recente, fatta incidere dal Parvis, un’iscrizione ricorda come lo stesso Giuseppe Parvis si fosse distinto in Egitto per le sue notevoli arti di ebanista.

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