Sorpresa a Torino, la necropoli di via Bologna
A cura di - 4 gen, 2016
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Straordinario ritrovamento nel 2013: tombe, mausolei e il contorno di una chiesa del IV secolo. Potranno essere ammirati dopo il completamento della nuova Palazzina Lavazza. «Un ritrovamento eccezionale per l’archeologia torinese». Così i funzionari della Soprintendenza per l’Archeologia del Piemonte hanno accolto il ritrovamento dei resti di una complesso funerario paleocristiano del IV-V secolo venuto […]

Straordinario ritrovamento nel 2013: tombe, mausolei e il contorno di una chiesa del IV secolo. Potranno essere ammirati dopo il completamento della nuova Palazzina Lavazza.

«Un ritrovamento eccezionale per l’archeologia torinese». Così i funzionari della Soprintendenza per l’Archeologia del Piemonte hanno accolto il ritrovamento dei resti di una complesso funerario paleocristiano del IV-V secolo venuto alla luce durante gli scavi per la costruzione della nuova sede dell’azienda Lavazza, che dal 2016 trasferirà in borgo Aurora, ad affacciarsi su largo Brescia, il suo quartier generale.

Il ritrovamento è avvenuto nel corso degli scavi iniziati nel 2013 e proseguiti fino a fine 2014 in corrispondenza dell’angolo tra corso Palermo e via Ancona. Il fatto che si tratti di tracce di antichi sepolcri ed edifici funerari (alcuni mausolei e una chiesa funeraria, antica basilica paleocristiana) ha subito indirizzato le ipotesi degli archeologi verso la necropoli che sorgeva in età romana e tardo antica lungo la direttrice viaria verso Vercelli e Milano nell’ansa della Dora. L’area del rinvenimento è infatti 800 metri a est della cinta muraria di età romana, oltre il fiume di circa 200 metri in direzione est rispetto al centro città. Dell’antica realtà dedicata alla memoria e al culto dei morti, erano già apparse negli anni sporadiche tracce, ma a riemergere dall’oblio è ora, sotto la sede Lavazza, il punto più significativo della necropoli.

I ritrovamenti. I resti a lungo sepolti e venuti alla luce durante gli scavi rivelano che durante il IV secolo, secondo le ricostruzioni della Soprintendenza, si è sviluppato il cimitero cristiano a partire da una serie di mausolei, dei quali uno è dotato di abside semicircolare rivolta a ovest, con un’ampia tomba pavimentata in pietra: si tratta probabilmente dei sepolcri di facoltosi esponenti della prima comunità cristiana torinese. La chiesa funeraria di ben più ampie dimensioni, una ventina di metri di lunghezza, per una decina di larghezza, a navata unica e abside semicircolare, era caratterizzata dall’inserimento di tombe nello spazio interno dell’edificio e anche all’esterno, lungo il perimetro. La planimetria e le caratteristiche di costruzione suggeriscono agli esperti una datazione molto antica della struttura, probabilmente ancora compresa tra il IV secolo e gli inizi del V. Tutti i resti contenuti nelle tombe monumentali più antiche sono stati esumati, il che fa supporre che il luogo sia stato ad un certo punto, nel medioevo, abbandonato e sia diventato in seguito cava di materiali edilizi da reimpiegare (testimoniato dal ritrovamenti dei resti di una calcara dove i marmi antichi furono cotti per ottenerne calce).

Mistero sull’intitolazione. Rimane un’incognita a quale santo fosse intitolato l’edificio sacro principale del ritrovamento. L’ipotesi più probabile è che si tratti dei resti dell’antica chiesa dedicata a san Secondo martire, già documentata come antica agli inizi del X secolo, ma nessuna chiesa di san Secondo compare tra quelle ricordate dal vescovo di Pavia Ennodio agli inizi del VI secolo, quando visitò Torino durante un viaggio da Pavia a Briançon. Possibile una dimenticanza così grave? Il Soprintendente Egle Micheletto e i funzionari che hanno seguito le fasi del ritrovamento e della documentazione dello scavo, Luisella Pejrani e Stefania Ratto, non si sbilanciano: «L’identificazione della basilica necessita di ulteriori approfondimenti storici».

Quel che è certo è che la chiesa funeraria di borgo Aurora rappresenta una scoperta di grande valore che va ad aggiungersi agli altri rari ritrovamenti coevi: il complesso della cattedrale paleocristiana sottostante il Duomo e l’attuale piazza San Giovanni (sorta a partire dell’epoca di san Massimo, primo vescovo di Torino, alla fine del IV secolo, che entro il VI secolo comprendeva le tre basiliche dedicate al Salvatore, a san Giovanni e a santa Maria, oggi oggetto di interventi di risanamento in vista dell’apertura al pubblico) e l’importante complesso cimiteriale suburbano situato a sud-ovest della città fuori dalla Porta Segusina, nell’area dell’attuale cittadella, che comprendeva l’abbazia di San Solutore, fondata sulla “memoria” (un oratorio funerario) dei martiri Solutore, Avventore e Ottavio, ricostruita come basilica alla fine del V secolo.

Torino archeologica. Nei secoli e decenni scorsi, numerosi ritrovamenti sono stati registrati dalla Soprintendenza nell’area di borgo Aurora. Nel 1887-88, durante il tracciamento di via Foggia, fu rinvenuto un frammento di stele iscritta in marmo e resti di sepolture in cassa di mattoni; nel 1892, nel punto in cui si stava tracciando l’incrocio delle vie Ancona e Modena con corso Palermo, venne alla luce un secondo frammento di stele iscritta, nel 1894 altri resti di sepolture vennero alla luce all’incrocio di Corso Palermo e via Foggia. Nel 2011 lo scavo di una trincea per la posa di cavi elettrici lungo Corso Palermo ha consentito l’individuazione dei resti di due sepolture e il recupero di una importante stele romana iscritta e decorata a rilievo, oggi esposta nel Museo archeologico di Torino.

Apertura al pubblico. L’area archeologica scoperta nel cantiere Lavazza è stata per il momento ricoperta in modo provvisorio in attesa del completamento delle opere edili, ma sarà visitabile, forse già a partire dal prossimo anno, se saranno terminati il restauro delle murature e l’allestimento del percorso di visita. La scoperta ha imposto una modifica al disegno originario della sede Lavazza, concordata con la Soprintendenza e il Comune. «Il progetto Nuvola Lavazza per la nuova sede, firmato dall’architetto Cino Zucchi, è stato modificato per poter tutelare e valorizzare il sito archeologico – spiegano dall’azienda –. La variante al progetto originario prevede modifiche dei piani interrati e la realizzazione di una copertura verde per garantire la corretta conservazione dell’area, con un’ampia vetrata che renderà visibili i resti archeologici dall’esterno, mentre l’allestimento di un percorso di visita interno consentirà al pubblico di accedere all’area.

Andrea Ciattaglia
Andrea Ciattaglia

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Commenti (2)

  1. è bello vedere come, con la buona volontà di tutti, sia possibile conciliare le esigenze di rinnovamento del nostro tempo con il rispetto della memoria storica di chi ci ha preceduti nel tempo, in periodi alquanto bui del passato. La storia, e l’ archeologia ne è parte integrante, è importante nell’ oggi allorché sembra si stia precipitando in un medioevo prossimo venturo, Dio non voglia. Un grazie dunque alla Lavazza, agli architetti,ed anche alla Soprintendenza ai beni culturali. Complimenti ed auguri al giovane giornalista ed alla nuova rivista.

  2. Ho lavorato in quel luogo per circa 25 anni : Prima SIP poi ENEL . Il mio ufficio era situato sopra il ritrovamento archeologico .