San Simone medievale sotto via Garibaldi
A cura di - 7 ago, 2017
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Dopo la caduta dell’Impero romano, la città di Augusta Taurinorum mutò volto, gradualmente ma inesorabilmente. Sebbene all’interno delle mura permanesse traccia dell’antica e regolare scacchiera urbana, in pochi secoli gli edifici, anche quelli aulici, subirono drastiche modifiche, anzi furono per lo più demoliti e il materiale servì per plasmare, nel corso degli anni, una città […]

Dopo la caduta dell’Impero romano, la città di Augusta Taurinorum mutò volto, gradualmente ma inesorabilmente. Sebbene all’interno delle mura permanesse traccia dell’antica e regolare scacchiera urbana, in pochi secoli gli edifici, anche quelli aulici, subirono drastiche modifiche, anzi furono per lo più demoliti e il materiale servì per plasmare, nel corso degli anni, una città nuova, che si estendeva anche oltre la cinta con borghi extraurbani. Una città in cui le strade dritte e larghe divennero vie serpeggianti e anguste, alle domus in pietra si sostituirono case assai meno pregiate (in particolare nell’alto medioevo), sulle porte cittadine sorsero talvolta delle fortificazioni, i templi pagani furono surrogati da chiese. Gli edifici ecclesiastici di ogni tipo, sparsi su tutto il tessuto
urbano, divennero rapidamente gli elementi più caratterizzanti della città post-romana, prima ancora che questo ruolo fosse condiviso con grandi palazzi e castelli.
Delle numerose chiese edificate a Torino nel corso del medioevo, molte sparirono nei secoli successivi perché abbandonate, danneggiate dai conflitti o demolite in seguito a iniziative edili incuranti del passato. Gli affascinanti resti della scomparsa chiesa di San Simone e Giuda Taddeo sono riemersi nel 2013 presso il Centro Sereno Regis di via Garibaldi 13.
Poche notizie su San Simone. Anticamente si accedeva a San Simone tramite un vicoletto che, in direzione sud, penetrava un isolato corrispondente agli attuali numeri 11 e 13 di via Garibaldi, tra le vie Mercanti, Barbaroux e San Tommaso, sino a giungere in una piccola piazza (Taurasia, Gat, 2015). La chiesa era, come di norma, orientata con l’abside verso est. Come hanno scritto i volontari del Gruppo Archeologico Torinese le notizie certe sull’edificio sono scarse: la chiesa esisteva sicuramente già nel 1047, citata in un diploma dell’imperatore Enrico III che confermava ai canonici di Torino tre chiese tra cui quella intitolata ai Santi Simone e Giuda.
Nel 1211 la chiesa risultava retta da un certo Pietro Tirurgol, sacerdote che compare in atti di donazioni e compravendite di terreni, in uno dei quali è detto che la chiesa «aveva un portico». Nel 1250 San Simone è parrocchiale, citata in un testamento; da alcuni documenti di metà Quattrocento si evince che la presenza di un orto e un cimitero. Nel 1584 contava circa duecento parrocchiani, ma era mal tenuta e i defunti venivano seppelliti appena sotto il suolo, causando sgradevoli esalazioni. In quell’anno venne in visita pastorale il cardinale Angelo Peruzzi e trovò la chiesa in rovina, con il tetto in legno e il fonte battesimale costituito da una bacinella di coccio. Il prelato segnalò che i sacramenti venivano amministrati «summa cum indignitate»: sul muro prospiciente l’altare erano state costruite addirittura una latrina e una stalla e per questo motivo i sacerdoti celebranti (probabilmente anche i fedeli) soffocavano per il fetore. Fu ordinato «l’immediato abbattimento di queste strutture e il restauro della chiesa» (Grosso, Mellano 1957). In una pianta del 1618 (Ercole Negro di Sanfront), l’edificio è rappresentato come una piccola aula con abside semicircolare ad est, affacciata su un vicolo. Nel 1625 vi si trasferisce la Compagnia dei disciplinati di San Maurizio (Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 2014) che allestisce un oratorio a lato della chiesa, creando così una struttura a doppia aula, un assetto che trova riscontro nella pianta che della chiesa disegnò l’Abbiati nel 1680 (Pianta di Torino).

Torino Storia
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