Ritrovato a Nichelino il cimitero della storica monorotaia
A cura di - 29 dic, 2015
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I resti della sopraelevata di Italia ’61 giacciono abbandonati a Nichelino, in un prato dietro alla tangenziale. Altri cimeli della celebre Esposizione sono stati salvati da Musei e collezionisti. Abbiamo fotografato in un prato di Nichelino – a pochi metri dalla Tangenziale torinese, presso la stazione di servizio Nichelino Sud e il cavalcavia di via […]

I resti della sopraelevata di Italia ’61 giacciono abbandonati a Nichelino, in un prato dietro alla tangenziale. Altri cimeli della celebre Esposizione sono stati salvati da Musei e collezionisti.

MonorotaiaAbbiamo fotografato in un prato di Nichelino – a pochi metri dalla Tangenziale torinese, presso la stazione di servizio Nichelino Sud e il cavalcavia di via Napoli – venti travi in cemento armato della celebre Monorotaia Alweg, che fu simbolo di «Italia ’61» nel centenario dell’Unità d’Italia. Si era persa memoria di questa discarica abbandonata, che abbiamo cercato e rintracciato insieme agli altri cimeli della mitica rassegna espositiva.

Le travi abbondonate nel prato sono lunghe 20 metri, pesano 40 tonnellate l’una: appoggiate sui grandi pilastri, messe una in fila all’altra, reggevano il binario del trenino sopraelevato di Italia 61 nel suo percorso di 1,2 chilometri tra la stazione sud e quella nord in corso Unità d’Italia 70, oggi riutilizzata come sede di Casa Ugi, l’Unione dei genitori italiani contro il tumore dei bambini.

Un piccolo tratto della monorotaia – 14 campate su 58 – è rimasto in piedi ed è quello che tutti i torinesi conoscono presso il laghetto di Italia ’61.

Quel che resta del trenino.

Cosa ci fa lo scheletro della monorotaia in un campo di periferia? Gran parte dell’infrastruttura inaugurata il 6 maggio 1961 venne smantellata all’inizio degli anni ’70, quando il trenino Alweg già non viaggiava più lungo il binario a 6,5 metri da terra. Dopo i giorni di Italia 61, ancora per pochi anni, il convoglio era stato mantenuto sabato pomeriggio e domenica, ma già nel 1965 gli alti i costi di manutenzione (6 milioni di lire all’anno) e nessun progetto di riutilizzo concreto ne decretarono la dismissione.

Le travi di cemento armato, rimosse a partire dal 1973, finirono forse smaltite in modo non ortodosso, abbandonate nel prato? Non sarebbe l’unico episodio opaco nella fase di smontaggio della monorotaia. Nel maggio del 1994 altre dieci travi sono già state rinvenute in una discarica abusiva al parco del Meisino. Nel caso di Nichelino si aggiunge una piccola più recente curiosità. Da immagini satellitari del 2011 e 2012 risultano le travi affiancate fra loro nel prato, allineate in posizione perpendicolare all’autostrada. Le ultime foto, di poche settimane fa, mostrano che sono state spostate e sovrapposte a due a due per delimitare un area di terreno che parte dalla Tangenziale, lambisce le vicine case e corre a fianco ad una rimessa/maneggio che affaccia su via Napoli e strada Buffa.

Travi a parte, l’elegante vagone che correva lungo la monorotaia «è stato smantellato nel 1981 dal demolitore Ovan di corso Unione Sovietica 558, che allora lavorava alla dismissione dei mezzi dell’azienda dei trasporti metropolitani Atm. Il trenino era già compromesso: era stato in parte distrutto da un incendio e da atti di vandalismo, causati soprattutto dall’incuria e dall’abbandono in cui era stata lasciata l’intera infrastruttura» spiegano Mario Abrate e Piero D’Alessandro, appassionati animatori dell’associazione torinese «Amici di Italia ’61», che da anni raccoglie testimonianze e reperti sull’evento.

 

Nel numero in edicola di Torino Storia Andrea Ciattaglia ripercorre la storia di altri cimeli di Italia 61: i bus a due piani, la Lancia presidenziale, il Cicarama e l’ovovia.

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Andrea Ciattaglia
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Commenti (2)

  1. Una sezione della monorotaia era visibile lungo il Po subito a valle della Diga del Pascolo ma è scomparsa (coperta? rimossa?) a seguito dei lavori di trasformazione in parco urbano dell’area.

  2. Tanti altri pezzi della rotaia in cemento armato li ho visti lungo l argine della stura in corso giulio cesare sulla destra guardando l imbocco dell autostrada to mi a pochi centinaia di metri dal ponte tantissimi anni fa.