Quando sul Po sfrecciavano le tute rosse della Sisport Fiat
A cura di - 30 apr, 2017
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Tute Rosse 2

Si può cancellare tutto, ma non la storia. Specialmente quella di una società carica di trofei e che ha scritto la storia di un fiume e, in parte, di una città. Perché Sisport, a Torino e non solo, è un pezzo importante di una vera e propria epopea dello sport marchiato Fiat: una grande polisportiva […]

Si può cancellare tutto, ma non la storia. Specialmente quella di una società carica di trofei e che ha scritto la storia di un fiume e, in parte, di una città. Perché Sisport, a Torino e non solo, è un pezzo importante di una vera e propria epopea dello sport marchiato Fiat: una grande polisportiva che ha reso per decenni il canottaggio un orgoglio dello sport torinese.
Da due anni e mezzo rimane la memoria: il centro sportivo di corso Moncalieri 346 ha smesso di esistere, abbandonato da strategie industriali troppo globali per curarsi del fiume e dei suoi atleti. Eppure, per 91 anni, sul Po pronunciare la parola «Fiat» significava allenamenti, atleti dalle tute rosse che sarebbero diventati campioni, vittorie, medaglie in Italia e nel mondo. Prestazioni invidiate da tutta la Torino fluviale e da gran parte delle società remiere della Penisola. L’ultima di quelle tante medaglie è datata 27 luglio 2014, proprio pochi giorni prima dalla chiusura definitiva del centro sportivo: il bronzo ai Mondiali Under 21 di Varese di Francesco Pegoraro.
Tute rosseRicordi dal fiume. Nel 1968, l’anno delle Olimpiadi, all’Esperia serviva un allenatore che preparasse gli atleti in vista dei Giochi Olimpici messicani. «Arrivai da Castellammare di Stabia a Torino per restarci qualche mese – racconta Cascone –, ma alla fine ci rimasi per tutta la vita. Sotto la Mole fui anch’io vittima del ‘non si affitta ai meridionali’:
per oltre un anno e mezzo fui costretto a dormire in albergo. Poi, finalmente, riuscii a entrare in un alloggio tutto mio».
Dopo l’Esperia arrivò la chiamata della Fiat. Il Sisport divenne presto la sua seconda casa e il suo incarico di allenatore si trasformò in una vera missione: «Quando arrivai, quello in riva al Po era un circolo per il dopo lavoro
degli operai della Fiat: io gli cambiai completamente pelle. Decisi di modificare le sponde sul fiume e di creare una foresteria per i ragazzi che facevano canottaggio, volevo che quel centro diventasse la casa di una grande famiglia di atleti. E ci riuscii, perché erano davvero tante le persone che vivevano lì 24 ore su 24. E il Fiat, come lo chiamavamo tutti, era un gioiTute Rosse 3ellino: un centro bellissimo, che ci invidiava tutto il mondo».
Dal Po all’argento di Malines. Mauro Torta, Nerio Gainotti, Dario Longhin, Franco Pantano: furono loro a dare una gioia incredibile al canottaggio italiano, conquistando uno storico argento nel «quattro senza, pesi leggeri» ai Campionati del mondo del 1985, in Belgio. Una vera e propria impresa, firmata Sisport Fiat. «Abbiamo vissuto tanti anni in questa società – dicono dal circolo Cerea – e sono stati bellissimi. Se qualcuno voleva avvicinarsi al canottaggio agonistico, veniva in corso Moncalieri 346, perché quella era una fucina di talenti».
Il 2009 è l’anno che segna l’inizio del declino: Il canottaggio arrivò fino al 2014, ma la chiusura era nell’aria da tempo. È stata un lento quanto inesorabile, declino: come il sole quando tramonta, che prima o poi sparisce.


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