Perché Torino non è magica: il falso mito nacque nel XVI secolo
A cura di - 4 feb, 2017
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Torino magica

Il mito della città magica ha contribuito a far vendere tonnellate di pubblicazioni, con annessi e connessi. Il legame tra Torino e il mondo dell’occulto è divenuto uno stereotipo: agli occhi di molte persone la magia e il diavolo sono per Torino quello che la gondola è per Venezia. Ci sono anche quelli convinti che […]

batacchioIl mito della città magica ha contribuito a far vendere tonnellate di pubblicazioni, con annessi e connessi. Il legame tra Torino e il mondo dell’occulto è divenuto uno stereotipo: agli occhi di molte persone la magia e il diavolo sono per Torino quello che la gondola è per Venezia. Ci sono anche quelli convinti che Torino, con Lione e Praga, costituisca uno dei vertici del triangolo nero d’Europa… Esiste una lettura sconfinata sull’argomento, anche studi seri. È interessante cercare di capire come e perché, storicamente, Torino abbia potuto aggiudicarsi il poco edificante clichè.
musinè
Ottocento e Novecento. La «Torino magica» era particolarmente in auge negli anni Settanta del Novecento, con un’ampia schiera di appassionati. Si alimentò di curiosità molto diffusa in quegli anni per i temi «altri» e misteriosi, da parte di un pubblico molto diversificato; curiosi e ricercatori dell’occulto erano sollecitati da un’editoria specializzata che a quell’epoca si mostrava prodiga di pubblicazioni (soprattutto parapsicologia, archeologia misteriosa, ufologia, esoterismo e magia). Era attiva la casa editrice Meb, specializzata nella pubblicazione di libri su argomenti che roteavano intorno al perno della parapsicologia; non erano ancora sopite le ricerche della «Soffitta macabra», i presunti «avvistamenti» ufo sul monte Musinè finivano spesso sulle pagine dei quotidiani…
piazza statutoLa dimensione «culturale» della Torino magica, che potremmo definire di «seconda generazione», ebbe in Giuditta Dembech un’innovativa e abile artefice, da sempre sostenitrice della magia bianca, quella positiva: prima con un libro sul Musinè (1976) e poi con uno sulla Torino magica (1978) – a cui hanno fatto seguito numerose ristampe – la ricercatrice torinese creò lo zoccolo duro sul quale attecchì bene il moderno mito della città subalpina, contesa tra esoterismo e magia (bianca e nera). Sulla spinta di un innegabile successo editoriale, non solo circoscritto al mercato locale, nel corso degli anni non sarebbero mancate altre pubblicazioni sul tema che, se pur diversificate, hanno sostanzialmente cavalcato l’onda dei luoghi comuni, suggerendo angoli di lettura alternativi, ma pur sempre adagiati sull’enfatizzazione del mito e poco disposti a sottrarsi dalle sue adulazioni.
Perché abbiamo parlato di «seconda generazione» della Torino magica? Perché l’aura magico-satanica non ebbe la sua prima origine nella forsennata passione degli anni Settanta, ma in una prima generazione di appassionati di esoterismo e magia nel XIX secolo. Storicamente possiamo evidenziare tre componenti alla base del tormentone di Torino magica: un filone esoterico e spiritico, un filone scientifico, un filone religioso.

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Massimo Centini
Massimo Centini

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