Parcheggio Galileo Ferraris, salvi (in parte) i cunicoli della Cittadella
A cura di - 3 dic, 2015
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Galileo Ferraris

Una parte del sito archeologico affiorato negli scavi del nuovo parcheggio sotterraneo in corso Galileo Ferraris (tra corso Matteotti e via Bertolotti) è stata demolita dalle scavatrici prima che scattasse la protesta popolare in difesa delle gallerie militari del Seicento e che il Governo, lo scorso mese di giugno, bloccasse l’avanzamento del cantiere. La vicenda […]

Una parte del sito archeologico affiorato negli scavi del nuovo parcheggio sotterraneo in corso Galileo Ferraris (tra corso Matteotti e via Bertolotti) è stata demolita dalle scavatrici prima che scattasse la protesta popolare in difesa delle gallerie militari del Seicento e che il Governo, lo scorso mese di giugno, bloccasse l’avanzamento del cantiere. La vicenda ha dominato le cronache per settimane, mobilitato i social media, prodotto una petizione sottoscritta da migliaia di cittadini. Durante l’estate il progetto del parcheggio è stato rifatto. A fine settembre il Comune ha diffuso un comunicato per annunciare che le gallerie sottratte alla demolizione saranno salvaguardate e rese visibili al pubblico.

Il parcheggio non sarà annullato come chiedevano i contestatori, ma il progetto è stato modificato (300 posti auto anziché 460) in modo da non distruggere quel che resta delle antiche mura, fortificazioni sotterranee, cunicoli legati al vicinissimo complesso militare della Cittadella.

Il Comune, d’intesa con la Sovrintendenza, ha reso noto che «lo spazio recuperato sarà restituito alla fruizione dei cittadini con un’apposita area archeologica sotterranea per le strutture e le gallerie del Rivellino degli Invalidi e un’area espositiva che illustrerà l’evoluzione della Cittadella Militare e introdurrà alla visita della vicina Fortezza sotterranea del Pastiss, anch’essa per la prima volta fruibile al pubblico. Verrà siglato a breve un accordo fra la Direzione Generale all’Archeologia e la Città di Torino per l’affidamento della gestione delle aree aperte al pubblico a cooperative di laureati in archeologia e storia dell’arte, scelte attraverso procedure di evidenza pubblica. Verrà allestito un percorso guidato che riproponga l’immagine perduta dell’antica Cittadella Militare».

Torino Storia
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Commenti (2)

  1. Business, business, sempre business. Certo che sarà interessante far visitare le gallerie ( o quello che ne resterà ) ai turisti passeggiando tra un alfa , una panda e una multipla, esattamente come si è già verificato in Piazza San Carlo dove “la salvaguardia” dei resti è rappresentata da una colonna circondata da impalcatura e dove in Piazza Emanuele Filiberto quello che resta delle lavanderie si trova a contatto con il muso di una 500 piuttosto che una renaul clio. Che schifo. In altri paesi avrebbero fatto carte false per avere un’opera simile ed in taluni casi addirittura hanno ricostruito monumenti e fabbricati distrutti. Definire il Comitato Pietro Micca “contestatori” è offensivo e di parte. Evidentemente anche i giornali sono espressione delle veline degli enti. In America alla eventuale scoperta delle fogne in cui defluivano le scorie di Al Capone sarebbe seguito un evento eccezionale. A Torino invece di fronte ad un opera militare unica al mondo, al posto di spostare di soli 500 metri un parcheggio nato solo per fare business, si preferisce prendere esempio dall’Isis e distruggere i reperti …( ah già, non hanno fatto in tempo come ad esempio la stazione dora e la ex diatto e le quercie di Posrta Nuova demolendo in fretta tutto in una notte ) perché dei giovani ragazzi ( minacciati peraltro per le foto fatte ) hanno fatto venire alla luce l’ignobile corrsa al business in spregio alla cultura e al patrimonio archeologico.

  2. Gli scavi ed i ritrovamenti li ho visti e fotografati dai palazzi addiacenti al corso Galileo Ferraris, è un orrore l’aver distrutto o smontato come qualcuno dice le gallerie ritrovate che non sono altro che la continuazione di quelle di Pietro Micca, mi associo a tutti quelli che hanno protestato e protestano per salvare i reperti e i bastioni ritrovati e che siano resi fruibili al pubblico, come documento dela Torino storica, faccio ancora un appello a tutti i torinesi e piemontesi che non sono stati ancora messi al corrente di cosa si stia distruggendo della Torino fortificata.