Ottant’anni fa le leggi razziali: Casa Gramsci e la Shoah
A cura di - 13 lug, 2018
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Segre Casa Gramsci

Due mesi prima della pubblicazione del Manifesto degli scienziati razzisti (14 luglio 1938), un giovane ebreo torinese, Silvio Segre, fece testamento. Aveva capito cosa stava per succedere, e presagendo l’arrivo delle persecuzioni firmò le sue disposizioni testamentare. Vi si parlava anche di un edificio che oggi tutti conosciamo come albergo di lusso (l’NH Collection Torino […]

Due mesi prima della pubblicazione del Manifesto degli scienziati razzisti (14 luglio 1938), un giovane ebreo torinese, Silvio Segre, fece testamento. Aveva capito cosa stava per succedere, e presagendo l’arrivo delle persecuzioni firmò le sue disposizioni testamentare. Vi si parlava anche di un edificio che oggi tutti conosciamo come albergo di lusso (l’NH Collection Torino Piazza Carlina), tutti ricordiamo come la casa in cui visse Antonio Gramsci, senza sapere che all’edificio di piazza Carlina è legata una delle tante terribili vicende che travolsero gli ebrei torinesi. Una storia che raccontiamo qui per la prima volta, partendo dalla fine.
stampa Venerdì 6 dicembre 1946, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, uscì su La Nuova Stampa di Torino (il «quotidiano indipendente» che sotto la testata portava il motto «Frangar, non flectar») un necrologio diverso dagli altri. Faceva riferimento a un decesso avvenuto quasi due anni prima: «Il 15 marzo 1945 nel campo di Dachau la barbarie tedesca rapiva alla vita e alla scienza il medico chirurgo Dott. Silvio Segre di Torino. L’Ospizio Israelitico e i suoi ricoverati scampati alla strage ricordano il loro benefattore con infinito cordoglio e riconoscenza». Il 19 giugno 1947 il Corriere Israelitico pubblicò un testo, intitolato «Un benefattore, Silvio Segre», nel quale si riferiva che il Prefetto della Provincia di Torino aveva autorizzato l’Ospizio israelitico (scritto minuscolo nel testo, questa volta) ad accettare dal testamento di Segre l’eredità del palazzo di piazza Carlina.
Figlio del colonnello Augusto e di Leonilda Momigliano, nato a Settimo il 5 settembre 1904, Silvio Segre era stato prelevato dai nazi-fascisti in casa sua il 27 ottobre 1943 e, come riferì il Corriere Israelitico, «dopo carcere, percosse e sevizie di ogni genere, torture morali e fisiche, venne inviato in deportazione e precisamente nelle miniere di carbone di Buna in Alta Slesia. Per un incidente nel lavoro venne trasferito poscia in altro campo, e decedette in ospedale a Dachau il 15 marzo 1945».

La pietra d’inciampo. Oggi, davanti al numero 15 della piazza intitolata a Carlo Emanuele II, nota come Piazza Carlina, una Pietra d’inciampo ricorda Silvio Segre con le poche scarne parole tipiche delle Stolpersteine : «Qui abitava Silvio Segre. Nato 1904. Arrestato il 27.10.1943. Deportato il 6.12.1943. Auschwitz. Assassinato il 15.3.1945. Dachau».

Non solo Gramsci. Il palazzo al numero 15 ospita ora l’albergo NH, che sul sito internet non fa riferimento alla vicenda di Segre. Il sito ricorda solamente che «L’hotel è ricavato all’interno di un edificio che risale alla metà del XVII secolo, il Regio Albergo di Virtù, una istituzione che si prefiggeva di preparare per il lavoro i giovani delle classi più povere. Senz’altro questa missione sarebbe stata approvata da uno dei suoi più famosi residenti, Antonio Gramsci, cofondatore del Partito Comunista Italiano, che vi abitò fra il 1913 e il 1915».
È grazie alla Biblioteca della Comunità ebraica, all’Archivio Terracini di Torino e al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, che possiamo aggiungere qualche dato a quelli incisi nella Pietra d’inciampo di Segre: arrestato a Torino, detenuto nelle carceri cittadine, venne trasferito in quelle di Milano; da lì fu inviato ad Auschwitz con un convoglio, il numero 5, che arrivò a destinazione l’11 novembre ’43 dopo essere partito dalla Stazione Centrale, più precisamente da quel Binario 21 che è ora sede del Memoriale della Shoah.

Il testamento. Quanto riportato dal Corriere Israelitico permette di cogliere la straordinaria e tristissima lucidità di Segre, che a soli 34 anni decise di fare testamento. L’1 giugno 1938, con un mese e mezzo di anticipo sulla pubblicazione su tutti i giornali de Il fascismo e i problemi della razza, il noto Manifesto degli scienziati razzisti che enunciava le basi teoriche del razzismo antisemita e dava il via a una vasta campagna
di stampa, Silvio Segre nominò erede universale delle sue sostanze l’Ospizio Israelitico di Torino.
Neppure due mesi dopo la scrittura del testamento, vergato a mano su due fogli di carta da lettere bianca non rigata, il 14 luglio, sarebbe arrivato il Manifesto degli scienziati razzisti; il 22 agosto il censimento degli ebrei residenti in Italia, e a settembre i provvedimenti antiebraici con l’espulsione dalle scuole, dalle accademie e dagli istituti di cultura seguiti a breve dalle linee generali della legislazione antiebraica in corso di emanazione per arrivare il 17 novembre ai «Provvedimenti per la difesa della razza italiana».
Ma già il 27 ottobre 1938 Silvio Segre, lucido e lungimirante benefattore, era stato arrestato.

Il racconto completo e l’approfondimento “La vergogna del Ghetto”, sul quartiere-prigione di via Maria Vittoria, sul numero 30 di Torino Storia, in edicola dal 13 luglio.

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