Come nacque l’«isola» della Crocetta
A cura di - 27 giu, 2017
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Piazza d'armi in Crocetta

È una delle zone più eleganti di Torino, per l’esclusiva raffinatezza dei numerosi villini che la caratterizzano: dal 1974, quando venne chiusa al traffico, l’isola pedonale della Crocetta gode di silenzi e splendidi scorci in tutte le stagioni. Sorge nel luogo che dal 1874 al 1909 ospitò la Piazza d’Armi; fino al 1870 era una […]

È una delle zone più eleganti di Torino, per l’esclusiva raffinatezza dei numerosi villini che la caratterizzano: dal 1974, quando venne chiusa al traffico, l’isola pedonale della Crocetta gode di silenzi e splendidi scorci in tutte le stagioni. Sorge nel luogo che dal 1874 al 1909 ospitò la Piazza d’Armi; fino al 1870 era una sterminata distesa di campi, con qualche cascina e appena 13 isolati con edifici abitativi, per lo più dislocati verso la chiesa di San Secondo.

Crocetta3Il progetto di Chevalley. Nel 1909, con il trasferimento della Piazza d’Armi nei pressi dell’attuale Stadio Olimpico, l’area compresa tra i corsi Castelfidardo, Montevecchio, Siccardi e Peschiera (27 ettari) venne suddivisa in due zone distinte: sulla prima nel 1910 venne costruito il celebre Stadium, poi sostituito dal Politecnico; sulla seconda si decise di tracciare tre nuovi corsi (Duca d’Aosta, Trento e Trieste) nei pressi dei quali era stato edificato un primo edificio già nel 1903 (l’ultimo di quelli originari risale al 1937). Il bando comunale per la progettazione dell’area residenziale è del 1911: chiedeva di «ricavare almeno 100.000 mq di area fabbricabile», di aprire un corso di almeno quaranta metri di larghezza di fronte all’ingresso dello Stadium; lanciava il «grandioso invito» di provvedere a un’edificazione «parte a villini, parte a casa da pigione» e di immaginare una «piazza con botteghe, da servire come centro commerciale tanto ad esso quanto ai quartieri contigui che ne sono sprovvisti».
Il progetto dell’architetto Giovanni Chevalley fu approvato in Consiglio Comunale, disegnando i corsi Trieste e Trento convergenti davanti all’ingresso dello Stadium.

Crocetta1Il villino Turbiglio. Nella zona delle villette, il maggior numero di lotti venne edificato tra il 1922 e il 1925. Si affermarono forme architettoniche diverse dal precedente stile Liberty, di cui rimanevano tracce nella varietà di aggregazione dei volumi edilizi svincolati dalla simmetria: ecco allora torrette, bow-windows e articolazioni planivolumetriche di un certo ecclettismo accademico. Se le costruzioni che si affacciano su corso Galileo Ferraris imitavano le forme del rinascimento e del barocco, quelle su corso Duca degli Abruzzi (neo-barocche, neo-rinascimentali, neo-medievaliste) erano per lo più ispirate a un revival firmato dai grandi protagonisti dell’architettura dell’epoca come Fenoglio, Cocito, Chevalley, Ceresa, Gussoni, Momo e Frapolli.
Tra le costruzioni più significative c’è il villino Turbiglio di corso Trento 11, progettato nel 1914 dall’ingegner Ferdinando Cocito. Il piccolissimo lotto triangolare sul quale sorse suggerì una soluzione neobarocca caratterizzata da bow-windows, torrette coronate da orientaleggianti cupolette a cipolla: una costruzione bizzarra e originale dall’esotismo belle-époque, che ancor oggi suscita ammirazione e curiosità.

Crocetta4Pezzi unici di architettura. Nel 1912 si pianifica l’area a nord di corso Arimondi, poi lottizzata ed edificata negli anni Venti. Anche il progetto dei palazzi sul corso Peschiera risale alla prima metà degli anni Venti: il numero 22 (costruito nel 1923) e il numero 20 (successivo di due anni) vengono realizzati in proprio dagli ingegneri Peverelli, Buffa e Maschiò, autori pure di alcune tra le ultime palazzine della piazza, con il gusto di un semplificato stile toscaneggiante, come il villino Maschiò di corso Govone 6. È invece del 1923 la casa Giay di corso Trento 5, dalle volumetrie più trattenute e regolari, pur in presenza di particolari del nuovo gusto decorativo neoeclettico (timpani e bifore) e di echi floreali nei bow-windows.
All’interno, anzi nel cuore, dell’isola pedonale, c’è il discreto Educatorio della Provvidenza, ristrutturato nel 2001, da sempre protagonista della vita sociale e culturale di Torino. Fu fondato nel 1722 in via Verdi, per dare un sostegno alle fanciulle più povere desiderose di imparare un mestiere. Nel 1930 lasciò la sede di via XX Settembre, occupata dal 1749, per trasferirsi alla Crocetta. Oggi è un centro di aggregazione intergenerazionale, interculturale e interconfessionale, ma pure un centro di servizi per la promozione della cultura, delle arti e delle scienze umane.

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Maurizio Ternavasio
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