«Littoria ma bella», in difesa della Torre di piazza Castello
A cura di - 3 mar, 2017
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È stata per anni – e ancor oggi appena se ne presenta l’occasione, magari traslata su piattaforme digitali – l’edificio più controverso di Torino, soprattutto nel sentire comune che la associava al periodo del Fascismo, da cui il soprannome di «dito del Duce». Intorno ai 19 piani per 87 metri d’altezza della Torre Littoria va […]

È stata per anni – e ancor oggi appena se ne presenta l’occasione, magari traslata su piattaforme digitali – l’edificio più controverso di Torino, soprattutto nel sentire comune che la associava al periodo del Fascismo, da cui il soprannome di «dito del Duce». Intorno ai 19 piani per 87 metri d’altezza della Torre Littoria va annoverato però oggi un difensore di tutto rispetto nel libro “L’incanto della Torre” (Edizioni Yume, 192 pagine, 15 euro). Ed è, quella tracciata nel volume, anche una storia di famiglia.
L’autore è Gian Luca Giani, nipote del disegnatore e progettista della Torre, il sardo Armando Melis De Villa (1889-1961), che con il libro ha voluto raccontare «la storia di un uomo e della torre da lui realizzata, che già pochi anni dopo la sua costruzione molte persone volevano abbattere, spianare a metà altezza, cambiarle colore, qualunque cosa purché sparisse dalla loro vista».
Con questi presupposti il lavoro di meticolosa e brillante, mai noiosa, ricostruzione storica dell’autore chiarisce il contesto di costruzione dell’edificio, ne fa apprezzare i contenuti e smonta i falsi miti – molto spesso negativi – che si sono legati nel tempo ad esso. Uno su tutti va sfatato senza indugio: che la Torre sia nata come Torre Littoria della città, espressamente voluta allo scopo da Mussolini. In verità, non sembra che il dittatore di Predappio si sia mai interessato nello specifico alla Torre, che
assunse la qualifica di Littoria perché all’epoca – con l’edificio in costruzione – le venne affibbiata dai gerarchi fascisti, privi di alternative così tanto evidenti e svettanti sul panorama della città.
L’indagine sull’edificio della Reale Mutua Assicurazioni, che sorge sull’antico isolato Sant’Emanuele, è raccontato dall’autore con una ricerca che torna indietro al 1563 quando Emanuele Filiberto portò la capitale del Ducato di Savoia da Chambery a Torino e procede parallelamente al racconto della mastodontica opera urbanistica della costruzione della Nuova via Roma, di cui la Torre rappresenta uno degli elementi.
16998666_1871635113108738_2511666702087183736_nQuella grande operazione urbanistica fu anche il campo su cui testare soluzioni innovative, come l’utilizzo della struttura metallica della Torre, un particolare tecnico che rendeva i cantieri della Torre e quello della sede della Reale Mutua di via Corte d’Appello, pressoché contemporaneo, complessi e sedi di sperimentazione. La torre fu realizzata in appena due anni del 1932 al 1934 (anche se nella targa posizionata dal Comune di Torino sotto i portici di Piazza Castello vengono erroneamente indicati come periodo di costruzione della Torre gli anni 1931-1933). Non mancò la classica «variante in corso d’opera» che è ancora oggi visibile nella piccola piazzetta con edicola tra via Viotti e l’inizio dei portici di piazza Castello. Fu il Comune, a cantieri già iniziati, a richiedere quello spazio, che in origine doveva ospitare l’angolo nord.

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