L’estate perduta nel Giardino dei Ripari
A cura di - 16 lug, 2017
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No, non durerà. Ma chi l’ha mai visto? Un architetto di buona famiglia che fa il barista per pubblicizzare il bizzarro ritrovo che ha costruito? Nell’estate del 1836 l’iniziativa di Barnaba Panizza, creativo e spiritoso trentenne, figlio del Regio Architetto Lorenzo Panizza, eccita il pettegolezzo della Torino tradizionalista. Ha ideato un elegante caffè concerto a […]

No, non durerà. Ma chi l’ha mai visto? Un architetto di buona famiglia che fa il barista per pubblicizzare il bizzarro ritrovo che ha costruito?

Nell’estate del 1836 l’iniziativa di Barnaba Panizza, creativo e spiritoso trentenne, figlio del Regio Architetto Lorenzo Panizza, eccita il pettegolezzo della Torino tradizionalista. Ha ideato un elegante caffè concerto a pianta circolare: un edificio a due piani, cilindrico, con terrazza, dalla quale svetta un altro cilindro minore, con ampie finestre e un’ulteriore terrazza superiore. L’ha chiamato “La Rotonda” e ora lo gestisce di persona, perché nessuno ha voluto farsene carico.
Una stravaganza architettonica – sentenziano i detrattori – inopportuna in una città rigorosamente squadrata. Eppure in breve tempo la Rotonda fa la fortuna del primo parco pubblico di Torino: Il Giardino dei Ripari, detto così perché concepito nel 1825 presso l’area dei contrafforti che riparavano i bastioni sud-orientali della città (fino al 1817 sopravvissuti all’abbattimento voluto da Napoleone).
I terreni dei contrafforti, mutati in spazi verdi secondo un progetto dell’ingegnere civico Giovanni Barone, dal 1834 formano un polmone verde pensile, esteso dall’odierna piazza Bodoni a piazza Maria Teresa. In un angolo, in vista della chiesa di San Massino, La Rotonda dei Ripari diviene il ritrovo estivo più alla moda per quasi mezzo secolo.
Il passeggio della Cittadella. Era un lungo e tortuoso viale fatto tracciare da Re Vittorio Amedeo II dopo l’assedio del 1706. Lo descrive nel 1781 la Guida di Torino di Onorato De Rossi: “Consiste in tre larghi stradoni di alberi piantati a livello, tra mediamente porta Nuova e porta Susina, quel di mezzo per il corso delle carrozze, ed i laterali per chi passeggia a piedi, abbellito di nuovo da Re Vittorio Amedeo III felicemente regnante, con una bella distribuzione di sedili in pietra ed un canale pure di pietra bordeggiante le medesime allee della Cittadella”.
Il passeggio presso la Cittadella viene cancellato dal progressivo sviluppo urbano. Ridotto nel 1867 alle dimensioni dell’attuale piazza Arbarello, sul corso Giuseppe Siccardi, tracciato nel 1850, prenderà il nome di “Giardino della Cittadella”, cinto da una elegante cancellata e arricchito da un bel getto d’acqua nel mezzo di una grande vasca.
Gli anni d’oro dei Ripari. Mentre tramonta la moda di passeggiare alla Cittadella, nel concorrente Giardino dei Ripari il caffè concerto di Barnaba Panizza ottiene il completo successo, decretato dalla società degli Architetti ed Ingegneri di Torino. Nel 1864, con il trasferimento della Capitale a Firenze, il caffé perde il suo pubblico cortigiano e viene chiuso. Panizza nel frattempo si è dedicato ad altre imprese architettoniche. Si cerca di rilanciare il locale come sede di curiosità, il generale Giovanni Cavalli vi fa installare per qualche tempo un pendolo di Jean Bernard Foucault, ma non basta. Al Giardino dei Ripari fa ormai concorrenza dal 1858 il nuovo parco del Valentino.

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Maurizio Lupo
Maurizio Lupo

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Commento (L’estate perduta nel Giardino dei Ripari)

  1. sono torinese da 5o anni e sono molto felice di venire a conoscenza della storia passata di quella che considero la mia citta