La mano misteriosa di corso Matteotti: tante ipotesi, nessuna certezza
A cura di - 24 mar, 2017
0
mano

Sulla facciata di un palazzo di corso Matteotti una giovane mano di donna stringe tra le dita un biglietto, apparentemente nell’intento di porgerlo verso i passanti o di fissarlo in posizione ben visibile a perenne memoria. La scena si trova scolpita nella pietra al civico 45, incastonata sopra il portone carraio di un elegante edificio […]

Sulla facciata di un palazzo di corso Matteotti una giovane mano di donna stringe tra le dita un biglietto, apparentemente nell’intento di porgerlo verso i passanti o di fissarlo in posizione ben visibile a perenne memoria. La scena si trova scolpita nella pietra al civico 45, incastonata sopra il portone carraio di un elegante edificio in stile veneziano, nell’isolato compreso tra via Donati e corso Vinzaglio, sul lato destro del viale procedendo verso il centro della città.
Che cosa significhi questa mano o cosa rappresenti, quale fosse la sua funzione è un piccolo mistero. Ad oggi, infatti, non è stato possibile risalire a dati storici certi sulla costruzione dell’edificio, che alcuni degli attuali inquilini sostengono risalga ai primi anni del Novecento.
mano matteottiSecondo un’affascinante leggenda, nel palazzo o negli immediati dintorni visse, in epoca imprecisata, una cortigiana francese di nome Ebe de Marivaux. Dotata di straordinaria bellezza e altrettanto successo con gli uomini, amava circondarsi di un gran numero di corteggiatori ai quali chiedeva denaro in prestito senza restituirlo. Uno di questi, il finanziere russo Bilinsky, quando terminò la tresca amorosa e scoprì la relazione di madame Ebe con un altro spasimante, cedette alla rabbia e alla gelosia e decise di fargliela pagare. Una sera attese la donna sotto casa, in corso Matteotti (che allora si chiamava Oporto, in onore della città dove si era rifugiato in esilio Re Carlo Alberto) e, appena scesa dalla carrozza, tentò di aggredirla con un pugnale. La lama però mancò il bersaglio andandosi a conficcare nel tronco di un albero al centro del corso, che per lungo tempo venne ricordato come «l’albero di Ebe». La leggenda finisce qui, senza chiarire perché la mano di Ebe dovrebbe trovarsi dov’è, chi forse ha deciso di ricordarla, evidentemente dopo la sua morte, e perché. Potrebbe trattarsi di una richiesta di aiuto, come se la donna dalle mura di casa si rivolgesse ai passanti esternando i suoi timori e le minacce a cui era sottoposta? Oppure quella che stringe tra le mani è una lettera destinata a un amante respinto?
Tra tante ipotesi, ne circola una meno romantica, almeno secondo alcuni abitanti del quartiere. Secondo questa teoria la bella Ebe non avrebbe nulla a che fare con la mano scolpita nel muro, che invece sarebbe nient’altro che una sorta di insegna «segreta» di una casa chiusa un tempo ospitata nel palazzo. Ma nemmeno questa diceria, ha finora trovato riscontro.

Acquista articolo_torino storia

Paolo Patrito
Paolo Patrito

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *