La finta nave dei Marinaretti, le vere storie di Torino Marinara
A cura di - 30 ott, 2017
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Il massiccio granatiere delle fregate «Maslé» ha rischiato grosso: la fustigazione, che il suo fisico avrebbe comunque retto bene. Ma ha sfidato dato anche la forca, per insubordinazione all’autorità civile: non doveva «appendere ad un gancio, tramite il cinturone» quel borioso ufficiale civico, anche se l’aveva provocato. Gli è andata bene, sarà costretto solo a […]

Il massiccio granatiere delle fregate «Maslé» ha rischiato grosso: la fustigazione, che il suo fisico avrebbe comunque retto bene. Ma ha sfidato dato anche la forca, per insubordinazione all’autorità civile: non doveva «appendere ad un gancio, tramite il cinturone» quel borioso ufficiale civico, anche se l’aveva provocato. Gli è andata bene, sarà costretto solo a reimbarcarsi. Si è salvato grazie al coraggio dimostrato sulle navi di Sua Maestà. Un giorno con una mano sola spezzò il collo a un pirata saraceno che aveva tentato d’incendiare la sua nave. Da allora il suo nome di battaglia è Maslé, macellaio: l’ha onorato anche a Torino, chiamato dal Re nel 1782, con altri 59 marinai, per battersi contro la malavita urbana.

PoLa storia di questi marinai è rimasta fra le carte dell’Archivio di Stato, memori di vicende oggi dimenticate, come altre sorprendenti che legano al mare questa città posta ai piedi delle Alpi. Il rapporto con il mare è ormai sbiadito, ma antico, mediato dalle correnti del Po. Plinio il Vecchio ne parla nella sua Naturalis Historia (77 d.C.), ricorda i traffici fluviali che collegavano gli opifici di Industria e di Augusta Taurinorum al mare Adriatico; ne erano promotori le famiglie degli Avili e dei Lolli, veneti trasferitisi a Cogne. Nei secoli successivi schiatte di mercanti e militari hanno guardato al mare anche da Torino, finché Casa Savoia ha issato le sue bandiere a Nizza Marittima e a Villafranca. Qui i piemontesi sono diventati marinai. Ma anche a Torino e dintorni alcuni luoghi evocano le loro imprese: come la «Torre dell’Ammiraglio» Provana di Leiny, il suo monumento a Palazzo Reale, il «Porto di Carmagnola», la bandiera di Lepanto nella chiesa di San Domenico, il palazzo in via Lagrange 14 dove nacque il «Duca del Mare», fino al sommergibile Provana in riva al Po e alla «Casa del Marinaretto», a forma di nave, abbattuta nel 1962 in corso Sicilia. «Torino Storia» invita a riscoprirli.

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