Filadelfia: la storia e il mito
A cura di - 1 ago, 2017
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Filadelfia

“Ai primi del prossimo ottobre verrà inaugurato un nuovo campo per il gioco del calcio: il campo del Torino Football Club. La nota e battagliera associazione sportiva lascia definitivamente l’antica pelouse di corso Sebastopoli e si trasporta nel prato che ha per confini il corso Stupinigi e il grande fabbricato della Fiat-Lingotto”. Così scriveva il […]

“Ai primi del prossimo ottobre verrà inaugurato un nuovo campo per il gioco del calcio: il campo del Torino Football Club. La nota e battagliera associazione sportiva lascia definitivamente l’antica pelouse di corso Sebastopoli e si trasporta nel prato che ha per confini il corso Stupinigi e il grande fabbricato della Fiat-Lingotto”. Così scriveva il quotidiano La Stampa giovedì 26 agosto 1926 a pagina 4. Sempre a pagina 4, ma della Gazzetta del Popolo, addì sabato 16 ottobre 1926: “Domani verrà inaugurato il nuovo campo del Torino F.C. La cerimonia, alla quale la presenza delle maggiori autorità cittadine conferirà un carattere di solennità, è considerata dalla vasta famiglia sociale di uno dei più popolari e gloriosi sodalizi sportivi italiani, come una festa intima,
a coronamento di un lungo sogno e di un rapido lavoro di costruzione”.

Filadelfia oggi2Parole, queste, che avremmo potuto ricalcare identiche lo scorso 25 maggio: il nuovo Stadio Filadelfia è stato inaugurato “a coronamento di un lungo sogno e di un rapido lavoro di costruzione”, nello stesso luogo del mitico impianto. Il Filadelfia è nato due volte e due volte contromano: la prima abbattendo la congiuntura economica degli anni Venti e la dittatura fascista, per niente innamorata del Torino; la seconda abbattendo nel nuovo millennio, con indicibilmente maggiore fatica, un’altra crisi e un’altra dittatura, quella degli interessi di parte e del dio denaro. La stessa che l’aveva vergognosamente fatto abbattere nel 1997.

L’impianto anni Venti. Nel 1926, fu grande l’intuizione del conte Enrico Marone Cinzano, brillante imprenditore e illuminato presidente granata. L’enorme sforzo economico fu possibile grazie alle sottoscrizioni dei soci del club e dei tifosi (altro punto in comune con l’odierna ricostruzione), attraverso la costituzione della Società Civile Campo Torino. In 5 mesi, il primo nucleo dell’impianto fu finito (ci saranno altri lotti di costruzione, proprio come oggi): 15 mila spettatori, tribuna coperta e rettilineo, non c’erano ancora le due tribune sui lati corti del campo, il progetto era dell’ingegnere Miro Gamba, tifoso ed ex campione di pesistica, il costruttore Riccardo Filippa. Costo: 2 milioni e 500 mila lire, per paragone un litro di latte stava poco oltre una lira, un chilo di pane meno di due. Attualizzando la cifra, dicono gli esperti in queste algoritmiche faccende, si sta sui 2 milioni di euro: un affare.

File vecchioL’antica inaugurazione. L’inaugurazione avvenne il 17 ottobre 1926 con Torino-Fortitudo Roma 4-0, terza giornata di campionato, ore 14.30, arbitro Trezzi di Milano, doppiette di Rossetti e Libonatti. Madrina del campo la principessa Maria Adelaide, benedizione dell’arcivescovo monsignor Gamba, calcio d’inizio del duca d’Aosta.
Già, leggenda. Il Torino vince subito due scudetti, ma uno viene “fascisticamente” revocato. Poi i 5 consecutivi, con in mezzo soltanto la Seconda Guerra Mondiale a spezzarne il ritmo e la sciagura del 4 maggio ’49 a sbarrarne il passo. Negli Anni 40, uscire imbattuti dal Fila è considerata una grande impresa: per oltre sei anni il Torino non perde una partita, 100 senza sconfitta. Tra i record, la vittoria più abbondante in campionato di una squadra in casa: 10-0 all’Alessandria (2 maggio 1948). E ci sono la Coppa Italia del ’36 e quella del ’43.
Tra le vicende, pure lo sfregio di due bombardamenti: il 13 luglio del ’43 e il 29 marzo del ’44. Quest’ultima, un’incursione diurna, è devastante, fa crollare il primo piano dello stadio, tanto che il club granata viene costretto a chiedere al Comune l’utilizzo del Comunale, oggi Olimpico Grande Torino, con lo spostamento degli allenamenti al Motovelodromo di corso Casale. Spostamento temporaneo, come quello del 1958-59, stagione in cui il Torino giocherà al Comunale, subendo – curiosamente (ma non casualmente…) – la prima retrocessione della sua gloriosa storia. Immediato il ritorno in A, e al Fila, nel 1960-61. Nel ’63 il definitivo abbandono per le gare ufficiali, l’impianto diventa il centro degli allenamenti e la sede della partite disputate dalla formazione Primavera.
Ma il Filadelfia non è stato soltanto un luogo di vittorie, record, campioni. La sua leggenda è fatta anche di persone comuni. Dei tifosi che l’hanno frequentato assiduamente, quotidianamente anche dopo il suo abbandono. Diventando la culla, il ventre del Torino: là dove si crescevano campioni, là dove proprio la gente trasmetteva loro il Dna granata.

Il declino e la demolizione. Tutto finisce, se l’incuria regna, se l’interesse alimenta il disinteresse. Nel 1994 viene dichiarata l’inagibilità, la squadra è costretta a spostare gli allenamenti a Orbassano. È l’inizio della fine.
Le lotte dei tifosi e dei cittadini, con le denunce del quotidiano sportivo torinese, sventeranno a fatica un progetto che sarebbe stato indecente. Per arrivare alla ricostruzione, tuttavia, la battaglia è ancora lunga, faticosa e a volte frustrante, senza speranza.

Filadelfia oggiLa ricostruzione. La svolta nel 2006: parte il lungo lavoro che sfocerà finalmente nella costituzione della nuova Fondazione Stadio Filadelfia, il 28 marzo 2011. Vi partecipano il Comune, la Regione, il Torino Fc e le associazioni di tifosi che da anni sono in lotta: i rappresentati delle curve Maratona e Filadelfia, la Memoria Storiaca Granata, il Circolo Soci del Torino, l’Associazione Ex calciatori Granata, gli Angeli del Filadelfia e il Comitato Dignità Granata.
Il 2 giugno 2015 l’astigiana C.S. Costruzioni si aggiudica l’appalto. Il 17 ottobre 2015, nella ricorrenza degli 89 anni dall’inaugurazione, il presidente della Fondazione, Cesare Salvadori, assieme al presidente granata, Urbano Cairo, e alla bandiera del Toro, Paolo Pulici, posa la prima pietra. Il 25 maggio 2017 il taglio del nastro e la festa di oltre 50 mila emozionatissimi visitatori da zero a cent’anni.
Adesso, la speranza e la necessità sono che la gente, il popolo, prim’ancora dei calciatori, possano e sappiano ridargli l’anima. “Giacché – come scrisse Giovanni Arpino – Chi sarà il villano a chiamarlo (semplicemente) un campo?”

Torino Storia
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