Enigma gotico a San Domenico, sede dell’Inquisizione torinese
A cura di - 20 feb, 2017
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Affonda le sue radici nella storia di un dono, un lascito di una collezione di libri disposto «per sollevare i frati dai pesi della povertà», la storia della chiesa di San Domenico, sicuramente uno fra gli edifici più antichi della città risalente in ampie parti all’epoca medievale, per secoli sede dell’Inquisizione torinese. La sua evoluzione […]

Affonda le sue radici nella storia di un dono, un lascito di una collezione di libri disposto «per sollevare i frati dai pesi della povertà», la storia della chiesa di San Domenico, sicuramente uno fra gli edifici più antichi della città risalente in ampie parti all’epoca medievale, per secoli sede dell’Inquisizione torinese.
La sua evoluzione e le tracce ancora riscontrabili dell’epoca premoderna riservano intriganti e inedite sorprese. In una lettera del 14 aprile 1266 è contenuta una delle prime notizie certe riguardanti la chiesa e l’annesso convento, oggi trasformato in edifici privati nell’isolato tra le vie San Domenico, Bellezia, Santa Chiara e Milano.
La Pasqua si è celebrata da nemmeno un mese, da un anno a Firenze è nato Dante Alighieri; a Milano il sesto generale dell’Ordine dei Frati Predicatori, i Domenicani, fra’ Giovanni da Vercelli, scrive una lettera con cui concede al priore del convento Torinese, fra’ Giovanni, un permesso speciale: «Poiché per la tua diligenza si è procurato che nella città di Torino si avesse un convento del nostro Ordine e affinché la novella piantagione, priva della consolazione dei libri, con pii ed opportuni sussidii sia sollevata dai pesi della povertà, col tenore della presente lettera ti concedo di poter provveder al medesimo convento con dei tuoi libri, secondo che la tua discrezione giudicherà espediente». Un documento intimo, ma anche importante e ufficiale, che attesta l’esistenza di una fondazione domenicana a Torino, tanto che dodici anni dopo lo stesso fra’ Giovanni da Torino, ammalato e ormai in fin di vita nel convento milanese di Sant’Eustorgio, inserisce la lettera nel suo testamento, conservato oggi all’Archivio di Stato di Torino. Alla presenza di cinque testimoni il frate conferma il suo dono al convento torinese, a suo tempo autorizzato dal maestro dell’Ordine: «Dona e fa donazione tra i vivi, pura e semplice al convento di Torino e ai frati del medesimo convento (…) di tutti i suoi libri, a lui dall’Ordine concessi».
La chiesa dei frati predicatori fondata a metà del duecento è l’edificio gotico meglio conservato della città e conserva affreschi del trecento. Resta aperto il dibattito attorno alla sua suggestiva evoluzione nei secoli. Alcune ipotesi vengono proposte sul numero speciale di Torino Storia dedicato al Medioevo.

Andrea Ciattaglia
Andrea Ciattaglia

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