Caso Mauriziano, storia di una fine annunciata – Le tappe della vicenda
A cura di - 16 mar, 2016
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Palazzina di Stupinigi

Pesanti controversie attorno alla copertura economica dei servizi sanitari che 15 anni fa l’Ordine ospedaliero Mauriziano erogava per conto della Regione Piemonte hanno dissanguato questa antichissima istituzione subalpina, proprietaria di straordinari monumenti storici. In quindici anni di braccio di ferro il Mauriziano – nonostante le regioni riconosciute dalla magistratura contabile – ha perso il possesso […]

Pesanti controversie attorno alla copertura economica dei servizi sanitari che 15 anni fa l’Ordine ospedaliero Mauriziano erogava per conto della Regione Piemonte hanno dissanguato questa antichissima istituzione subalpina, proprietaria di straordinari monumenti storici. In quindici anni di braccio di ferro il Mauriziano – nonostante le regioni riconosciute dalla magistratura contabile – ha perso il possesso dell’ospedale torinese Umberto I, ha affrontato conflitti con la Regione rispetto al valore di altri edifici ospedalieri passati in gestione all’Asl, ha perso gran parte del proprio ulteriore immenso patrimonio immobiliare. Il Mauriziano sta perdendo, come conseguenza finale, le risorse necessarie a gestire i suoi monumenti: la Palazzina di Caccia a Stupinigi, le Abbazie di Staffarda e Sant’Antonio di Ranverso, la Basilica Mauriziana a Torino. Lo scorso mese di gennaio il presidente della Regione Sergio Chiamparino ha emblematicamente proposto di trasferire la gestione della Palazzina di Stupinigi al Consorzio della Reggia di Venaria. Pubblichiamo una cronologia della lunga vicenda.

testo di Michele Ruggiero

29 maggio 1995. Con il decreto della Giunta regionale del Piemonte n. 198-46348 viene prorogata (previa alcune integrazioni) la convenzione sanitaria con l’Ordine Mauriziano. L’intesa viene inserita nel «nuovo Piano sanitario regionale». Nel febbraio del 1996, la Giunta Regionale del Piemonte presiedutala Enzo Ghigo, con Antonio D’Ambrosio assessore alla sanità, classifica le strutture sanitarie pubbliche, ai fini della remunerazione delle prestazioni (D.G.R. n.65-6365) in tre classi: A, B, e C. A fine elenco della classe «A», che comprende 9 aziende ospedaliere, si afferma: «Ai fini della remunerazione è da considerarsi assimilabile alle strutture di cui al punto ‘A’ anche l’ospedale Mauriziano Umberto 1° di Torino, per la complessità delle patologie trattate e la presenza dì grandi attrezzature, nonché il ruolo di riferimento per la rete dei servizi di emergenza». Alla fine del 1997, con due successive delibere (n. 44-22844 del 27.10.97 e n. 15-23125 del 12.11.97), si inseriscono in classe «A», con conseguente rimborso tariffario massimo, anche gli ospedali dell’Ordine di Lanzo Torinese e Valenza Po.
12 dicembre 1997. Con legge regionale n. 61, la Regione Piemonte approva il Piano Sanitario Regionale, che riconosce agli Ospedali Mauriziani dell’Ordine, fra le altre funzioni, anche le attività di Oncologia, Cardiochirurgia e l’ampliamento dei posti-letto di Riabilitazione.
14 ottobre 1999. Con la delibera n. l-28352 la Giunta regionale declassa gli ospedali dell’Ordine Mauriziano al rango di cliniche private, riducendo drasticamente i rimborsi per le prestazioni erogate. Nessuno spiega, ed ancor oggi nessuno ha mai spiegato, le ragioni (tecniche, scientifiche, organizzative, giuridiche) del declassamento. Nel medesimo periodo di tempo, la Giunta incrementa i trasferimenti finanziari da 540 a 940 miliardi di lire all’ospedale Molinette di Torino, nonostante una contrazione dei ricoveri pari al 20 per cento.
20 marzo 2000. Convenzione dimenticata. Con deliberazione del CdA dell’Ordine Mauriziano n. 1/80 viene approvato lo schema di convenzione tra Regione e Ordine Mauriziano per regolare l’assistenza sanitaria negli ospedali di Torino, Lanzo, Valenza e nell’oncologico di Candiolo (alle porte di Torino). Lo schema, analogamente approvato nella stessa versione dalla Regione Piemonte (Dgr n.36-29102 del 30.12.l999), non verrà mai sottoscritto dalla Regione stessa. La Giunta regionale presieduta da Enzo Ghigo confermerà la sua linea gestionale verso l’Ordine con una serie di nuovi provvedimenti: Dgr n. 44-5516/2000 che esclude il Mauriziano dal ripianamento delle perdite relative al 2000; Dgr n. 39-6552/2002 che taglia il Mauriziano da ogni contribuzione aggiuntiva, scartando l’Umberto I, Candiolo e Lanzo dal quadrante I; Dgr n. 119-6951/2002 che conferma il declassamento del Mauriziano, lo esclude dal (ri)finanziamento del 2002 per i quadranti, e non ammette il direttore generale dell’Ordine a ruolo decisionale nella conferenza di quadrante; Dgr n.44 5516/2002 che retrocede l’ente ospedaliero a presidio e ne riduce gli stanziamenti per gli anni 2001-2003. Seguono innumerevoli incontri tra funzionari regionali e dell’Ordine Mauriziano per risolvere il contenzioso.
2002. Ricorso al Tar. Dinnanzi alla sordità della Regione Piemonte, il CdA dell’Ordine Mauriziano investe della questione dei rimborsi sanitari la giurisdizione competente, il Tribunale regionale amministrativo, con un ricorso avverso alla delibera di declassamento.
Marzo 2002. Ghigo e Ispettori al Mauriziano. Subito dopo, nel mese di marzo del 2002, la Giunta Ghigo scrive al Ministro dell’Interno per chiedere l’invio di ispettori, dell’interno e del Tesoro, per «condurre una ispezione congiunta, per ogni utile verifica». Tale ispezione si configura come l’avvio della procedura di commissariamento. La relazione degli Ispettori viene inviata alla Cotte dei Conti.
19 settembre 2002. Decreto del Presidente della Repubblica: «art. 1: Sono sciolti gli organi di cui all’art. 3 della legge 5 novembre 1962 n. 1596; art. 2: Il prefetto dr.ssa Anna Maria D’Ascenzo è nominata Commissario straordinario per la provvisoria gestione dell’Ente Ordine Mauriziano, per un periodo di sei mesi dalla data dell’insediamento, prorogabile, in caso di necessità, per un periodo di eguale durata. Al Commissario sono conferiti i poteri del Presidente, del Consiglio di amministrazione e della Giunta esecutiva. Il presente decreto sarà trasmesso alla Corte dei conti per la registrazione». Il decreto, firmato da Carlo Azeglio Ciampi, è controfirmato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. La relazione allegata al decreto spiega: «[…] è stata disposta dal Ministro dell’Interno, d’intesa con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, una indagine ispettiva congiunta. L’ispezione, svoltasi nel periodo 13 maggio-29 giugno 2002, si è conclusa con una relazione in data 24 luglio 2002. Nella relazione conclusiva viene accertato un grave dissesto nel quale versa l’Ordine Mauriziano, che rede necessaria ed indifferibile l’adozione di un provvedimento di commissariamento per l’amministrazione straordinaria dell’Ente, anche alfine di rimuovere l’accertata grave situazione di dissesto e le relative cause, nonché di avviare l’azione di risanamento».
14 ottobre 2002. Il commissario straordinario del governo, prefetto Anna Maria D’Ascenzo, si insedia nelle stanze dell’Ordine Mauriziano, in via Magellano 1 a Torino. Decaduta la presidente Emilia Clara Bergoglio, il direttore generale Gian Paolo Zanetta viene esautorato delle sue funzioni.
18 ottobre 2002. In una nota al Ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, il vice capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, di cui è responsabile il prefetto Anna Maria D’Ascenzo, illustra le necessarie procedure per l’adozione del provvedimento di nomina dei Sub-Commissari ed allega i curricula dell’avv. Fabio Tavarelli e dei viceprefetti dott. Giuseppe Forlani e dott. Maurizio Guaitoli, proposti per la nomina.
18 novembre 2002. Osservazioni secche e puntuali escono dalla penna del commissario straordinario ed investono il presidente della giunta Ghigo e i tre ministri competenti sull’Ordine Mauriziano. Scrive Anna Maria D’Ascenzo: «[…] pare senz’altro preliminare ad ogni altra considerazione rivedere l’inquadramento dell’Ente commissariato… atteso il sostanziale ruolo di pubblici servizi dell’Ordine Mauriziano, come del resto riconosciuto dalla Regione stessa sino a pochi anni fa. […] Certo è che il notevole scostamento tra la produzione sanitaria raggiunta dagli Ospedali di questo Ordine e il relativo valore convenzionalmente riconosciuto da codesta Regione – e l’ancora inferiore importo poi effettivamente pagato – è una concausa importante del dissesto finanziario dell’Ente […]». Nel gennaio del 2003, la Commissaria fa propri i ricorsi al Tar e li ripresenta, facendo proprie le ragioni del C.d.A, appena sciolto. Poche settimane dopo, un brusco voltafaccia modifica lo scenario iniziale.
1 gennaio 2003. Umberto I, secondo ospedale d’Italia. La data, simbolica, sintetizza a chiusura del 2002, il brillante risultato raggiunto dall’ospedale di Largo Turati, in una classifica compilata dal Ministero della Salute. Ma da uno studio sulla comparazione tra i dati dell’Ordine Mauriziano e l’Ospedale San Giovanni Battista di Torino (le Molinette), che lo precede in classifica, emerge un altro risultato: per complessità dei casi trattati, per l’economicità della gestione (rapporto produzione/costi) e l’idoneità dei ricoveri, il primo supera l’altro. Il superamento si registra sul piano dei rapporti produzione/costi, dove il Mauriziano si piazza al 221 posto, mentre le Molinette al 300° (gli altri ospedali torinesi seguono distaccati, il Giovanni Bosco al 516°, il Cto al 533°, il San Luigi al 574°), nonostante la gestione di altri tre ospedali (Lanzo, Valenza e Candiolo, quest’ultimo monospecialistico con costi elevati per l’avviamento e le terapie di cura particolari).
23 gennaio 2003. Gravi le accuse che l’Organo Commissariale, in una assemblea nell’aula Carle dell’Umberto I, presenti di oltre 400 dipendenti dell’Ordine, rivolge agli ex amministratori, etichettati come «un’associazione per delinquere». Bergoglio e Zanetta dixit: «Noi abbiamo lavorato onestamente. Alle calunnie risponderà l’avvocato».
29 luglio 2003. Cade la scure del «risanamento» commissariale. Dopo la scuola elementare e dell’infanzia di Stupinigi, chiusa con delibera 292 del 20 maggio 2003 per un deficit accertato di 522.765,08 euro, analoga sorte subiscono le scuole dell’infanzia ed elementare di Torre Pellice.
23 settembre 2003. Con deliberazione n. 503, il commissario straordinario, su proposta del vice commissario straordinario Fabio Tavarelli, delegato alla sanità e al bilancio, dispone la vendita dell’intero patrimonio disponibile dell’Ordine Mauriziano. Per il presidente della Provincia, Mercedes Bresso, con la vendita dei beni mauriziani si rischia di aprire «un processo di liquidazione di un patrimonio paesaggistico, ambientale e culturale di immenso valore».
1 novembre 2003. Dossier in Procura. A spedirlo è Mercedes Bresso, preoccupata di un eventuale ritiro dei ricorsi al Tar. Davanti ai taccuini il presidente della Provincia non usa mezze parole: «Se ritirano i ricorsi in cambio di 50 milioni di euro, quando gli amministrativisti consultati avevano confermato che le ragioni del ricorso erano più che fondate, allora è evidente che siamo di fronte ad un ricatto. Le mie convinzioni le ho espresse alla magistratura».
9 dicembre 2003. Protocollo d’intesa. Regione Piemonte e Commissario straordinario dell’Ordine Mauriziano sottoscrivono un “Protocollo di Intesa definitivo”, dopo aver accolto alcune osservazioni dei Ministeri vigilanti. Nell’articolo 1, le parti concordano per una transazione sulla base di “non più di 50 milioni di euro”, per chiudere il capitolo dei ricorsi dinnanzi al Tar del Piemonte, avanzati dalla precedenza gestione amministrativa. A metà dello stesso mese, Comune e Provincia di Torino nelle persone del sindaco Sergio Chiamparino e della presidente Mercedes Bresso scrivono una lettera congiunta che esprime forte disagio e preoccupazione per le sorti dell’Ordine al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. In seguito a questa iniziativa, nel febbraio del 2004, il piemme della Procura di Torino, Giuseppe Ferrando, aprirà un fascicolo d’inchiesta sui terreni di Rosta, di proprietà mauriziana.
10 febbraio 2004. “Mauriziano uguale a Parmalat”. Sono passate da poco le 3 del pomeriggio, quando l’agenzia di stampa Ansa manda in rete una dichiarazione del commissario straordinario dell’Ordine Mauriziano.
11 febbraio 2004. “Mauriziano uguale a Parmalat2”. Intervistata nella sede Rai di Torino Anna Maria D’Ascenzo conferma le sue accuse.
18 febbraio 2004. Furto nella notte all’interno del museo dell’Arredamento nella Palazzina di caccia di Stupinigi, dove sono raccolti arredi e pezzi d’antiquariato delle varie residenze sabaude in Italia.
10 marzo 2004. Dinanzi alle preoccupazioni esternate dai politici locali piemontesi sul destino dell’Ordine Mauriziano, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu spiega in un comunicato stampa che la situazione è ancora in fase di studio, “alla luce dell’ampia e obiettiva relazione redatta dal commissario, prefetto Anna Maria D’Ascenzo. Fermi restando il valore della XIV disposizione transitoria della Costituzione e il doveroso rispetto degli interessi locali, nessuna decisione – assicura il Viminale – verrà presa senza aver prima sentito la Regione Piemonte, l’Amministrazione provinciale e il Comune di Torino”. Cfr. Grazia Longo, “Nessuna decisione sarà presa senza Torino”, La Stampa (cronaca di Torino), 11 marzo 2004
22 aprile 2004. Il protocollo d’intesa viene impugnato dalla Provincia di Torino. Il presidente Antonio Saitta giudica inappropriata la rinuncia al giudizio del Tar. Il ricorso verrà dichiarato inammissibile per “difetto di legittimazione della Provincia di Torino”
27 aprile 2004. Conferme. Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, a norma dell’art. 12 dello Statuto dell’Ordine Mauriziano, l’organo commissariale viene riconfermato collegialmente.
18 maggio 2004. Convenzione firmata in via Magellano 1: Enzo Ghigo e Anna Maria D’Ascenzo trovano un accordo in base al quale l’Ordine rinuncia al giudizio del Tar. 50 milioni di euro il costo dell’operazione per la Regione Piemonte.
8 giugno 2004. Compensi e stipendi. Con una nota integrativa, il commissario straordinario Anna Maria D’Ascenzo, porta a conoscenza gli emolumenti inseriti in bilancio per il 2003: 286.402,26 euro per l’organo commissariale; 21.701,93 per il Comitato di Sorveglianza. In totale, 308.104,19 euro.
19 novembre 2004. Con decreto legge n. 277, il governo Berlusconi procede a “svuotare” nei fatti l’Ordine Mauriziano. Atto di nascita della Fondazione Ordine Mauriziano.
24 novembre 2004. Nell’esame parlamentare sulla conversione in legge del decreto-legge 19 novembre 2004 (riordino e risanamento economico del Mauriziano) il senatore Eufemi Udc accusa esplicitamente il governo di “eccessiva leggerezza e approssimazione” nella gestione dell’Ordine Mauriziano, ignorando sia il dibattito che si svolse in Assemblea costituente sulla XIV disposizione transitoria, sia le sentenze in materia di giurisdizione amministrativa.
24 dicembre 2004. Il consiglio regionale del Piemonte approva la legge regionale con la quale viene costituita l’Azienda Sanitaria Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino in attuazione del decreto-legge 19 novembre 2004.
21 gennaio 2005. Il Parlamento, con il voto contrario dell’Ulivo approva la legge che istituisce la Fondazione Ordine Mauriziano.
31 gennaio 2005. Il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, presenta un’interrogazione al ministro dell’Interno, in cui denuncia la vendita forzosa di numerose cascine del patrimonio agrario dell’Ordine Mauriziano di Torino e, in particolare, l’intervento di alcune società immobiliari che hanno acquistato i terreni a prezzi fuori mercato.
15 marzo 2005. Protesta della Coldiretti e di centinaia di agricoltori davanti alla sede della Fondazione Ordine Mauriziano di via Magellano 1 durante l’asta per la vendita dei terreni. I manifestanti lanciano nuovi allarmi: l’alienazione dei fondi serve poco a sanare i conti dell’ente, ma maschera le speculazioni.
17 marzo 2005. Nel corso della elettorale, in un incontro con i dipendenti dell’ente ospedaliero, Mercedes Bresso annuncia: “La prima delibera della mia giunta regionale sarà il vincolo agricolo su tutti i terreni del Mauriziano, compresi quelli già venduti all’asta”.
16 maggio 2005. La giunta regionale guidata da Mercedes Bresso che ha vinto le elezioni, approva la delibera che vincola i terreni agricoli del Mauriziano. Con il provvedimento, la Regione blinda le destinazioni d’uso delle aree e blocca eventuali iniziative dei comuni interessati.
1 settembre 2005. La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale regionale per il Piemonte, assolve con sentenza non definitiva e ordinanza Bergoglio e Zanetta dall’accusa di dolo nella gestione dell’Ordine Mauriziano, ma si riserva “ogni decisioni per le assunzioni successive al 1° novembre 1999”.
20 settembre 2005. La Commissaria chiede alla Regione Piemonte che sia pagata la seconda tranche di 25 milioni di euro per rinunciare al ricorso al Tar. Il 26 settembre la giunta Bresso approva la delibera a 64-928 per accantonate 25 milioni di euro. Con Delibera n. 322 del 2510.2005 si stabilisce l’impegno di 25 milioni di Euro per il pagamento della seconda franche. Nel mese di novembre 2005, l’Assessore Valpreda dichiara che la delibera non deve essere pagata senza il suo consenso (e di questo informa i suoi più stretti collaboratori) e ciononostante viene emesso il mandato di pagamento con valuta 29 marzo 2006.
21 ottobre 2005. La presidente Mercedes Bresso in una lettera al ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu attribuisce la causa del dissesto finanziario, secondo l’interpretazione della Corte dei Conti, “nei mancati pagamenti da parte della Regione Piemonte a fronte dell’attività sanitaria svolta dagli ospedali dell’Ordine”. La sentenza dei magistrati amministrativi, aggiunge la Bresso “vanifica le ragioni che portarono al commissariamento del Mauriziano”.
23 ottobre 2005. Intervistato dalla Voce del Popolo sulla “liberatoria” dei 25 milioni di euro, l’assessore alla Sanità Mario Valpreda spiega: “Abbiamo deciso di accantonare il denaro per studiare meglio l’intera vicenda: vogliamo vederci più chiaro. Dobbiamo interpretare meglio il complesso groviglio di rapporti e di convenzioni che regolano i servizi erogati dagli ospedali mauriziani per conto del servizio sanitario piemontese. E vogliamo garantire a tali ospedali il necessario rilancio”.
27 ottobre 2005. Contrariamente alle affermazioni dei mesi precedenti, che facevano intravedere un diverso orientamento, la presidente Mercedes Bresso non pagherà i debiti contratti dalla Regione con l’Ordine Mauriziano. Anzi. Con il pagamento dell’ultima tranche della cifra pattuita tra il commissario governativo e l’allora presidente della giunta regionale Enzo Ghigo, tramonta pure l’ipotesi di una verifica dinnanzi Tar del Piemonte. Per la Voce del Popolo si tratta di “un epilogo sconcertante”.
9 novembre 2005. Audizione in Consiglio regionale degli ex consiglieri e degli ex amministratori dell’Ordine Mauriziano. Nell’incontro, l’ex consigliere Daniele Franchi contesta l’esattezza e la veridicità dei dati forniti nelle precedenti audizioni dal commissario straordinario e ribadisce la tesi dell’inadempienza finanziaria della Regione Piemonte rispetto ai rimborsi sanitari erogati all’Ordine.
26 novembre 2005. Recuperati dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio i mobili e gli oggetti di antiquariato trafugati nel febbraio del 2004 dalla palazzina di caccia di Stupinigi. Il valore delle opere, ritrovate in un campo nei pressi di Villastellone (Torino), è stimato in 40 milioni di euro.
7 dicembre 2005. Rimozione del commissario governativo dalla Fondazione Ordine Mauriziano, potenziamento degli ex ospedali mauriziani: è quanto chiedono in un documento i consiglieri comunali della coalizione di centro sinistra a Torino.
12 gennaio 2006. Riunione a Roma dei ministeri competenti per esaminare la bozza di Statuto della Fondazione Ordine Mauriziano.
3 febbraio 2006. Il ministero dell’Interno trasmette al Senato della Repubblica per il parere parlamentare lo Statuto della Fondazione Ordine Mauriziano, con allegate copie delle lettere con le quali i Ministeri “concertanti hanno espresso favorevole avviso sullo schema di provvedimento”.
6 marzo 2006. Delibera per Candiolo. La giunta regionale di Mercedes Bresso si impegna ufficialmente per sostenere il riconoscimento del Centro antitumore di Candiolo quale Istituto a carattere scientifico.
4 aprile 2006. La presidente Bresso si arrocca: “Sul Mauriziano capitolo chiuso” titola la Repubblica a seguito delle affermazioni della presidente. Ai cronisti dichiara: Sul Mauriziano sono disponibile a riflettere se si parla di futuro, sul passato non posso e non intendo più intervenire. Il mio ruolo come presidente della Regione mi impone di rispettare la legge e gli accordi firmati. Il mio compito è tutelare gli interessi della Regione. E se si vuole intervenire sulla legge sarà il Consiglio regionale a doverlo fare. Se gli ex amministratori intendono presentare una denuncia nei nostri confronti lo facciano pure. Ma davvero non ci sono elementi per pensare che io abbia possibilità di agire diversamente”.
20 aprile 2006. La Corte Costituzionale – presidente Annibale Marini – dichiara illegittimo l’art. 4, comma 1, della legge regionale n. 39 del 24 dicembre 2004 (Costituzione dell’Azienda sanitaria Ospedaliera “Ordine Mauriziano”). Di conseguenza diventa illegittimo il passaggio degli ospedali dell’Ordine Mauriziano alle Asl di Ciriè e di Casale contemplato nell’intesa tra la Giunta Ghigo e il commissario straordinario dell’ente ospedaliero, Anna Maria D’Ascenzo. Da tali premesse discende – ad avviso dell’Avvocatura – la sicura illegittimità costituzionale di una disposizione, come quella impugnata, che incide pesantemente sul patrimonio immobiliare dell’Ordine, in un senso del tutto difforme dal disegno sotteso alla normativa statale.
26 aprile 2006. Il Consiglio Regionale del Piemonte approva un ordine del giorno, primo firmatario Stefano Lepri, nel quale si afferma che “la sentenza della Corte dei Conti attribuisce all’ex giunta regionale la responsabilità di non aver riconosciuto costi legittimamente sostenuti e quindi di aver determinato il deficit, con ciò smentendo gli elementi centrali della relazione ispettorile, che fu causa del commissariamento”.
11 maggio 2006. Irritati e insoddisfatti per un’ingiustizia confermata. È il senso della lettera firmata congiuntamente dalla ex presidente dell’Ordine Emilia Clara Bergoglio, dall’ex direttore generale, Gian Paolo Zanetta, e da cinque ex consiglieri, Anna Clerici, Daniele Franchi, Maurizio Mancini, Antonio Manfredi e Ugo Lino Micheletti, e rivolta a Mercedes Bresso. In due pagine, gli ex amministratori contestano il senso di continuità politica assicurato dalla giunta di centro sinistra ai quei provvedimenti (esiziali per l’Ordine) adottati nel passato dalla compagine dell’ex presidente Enzo Ghigo.
13 giugno 2006. Vista l’allegata nota a firma del presidente della giunta Regione Piemonte datata 5 giugno, prot. N. 9674/51/145, pervenuta il 12 giugno 2006 prot. N. 0006043, il prefetto Anna Maria D’Ascenzo ratifica con determinazione commissariale n. 277 l’intesa sottoscritta con la Regione Piemonte per il ritiro dei sei ricorsi “pendenti innanzi al Tar Piemonte”.
10 agosto 2006. “A disposizione per ulteriori chiarimenti”. Così si conclude la lettera d’accompagnamento che Daniele Franchi, Antonio Manfredi, Ugo Lino Micheletti, tutti e tre ex consiglieri d’amministrazione dell’Ordine Mauriziano, inviano al ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Nelle dieci righe che precedono una relazione sulle vicende recenti dell’Ordine, i tre ex consiglieri invitano il ministro a far decadere dalla carica di commissario dell’Ordine Mauriziano, il prefetto Anna Maria D’Ascenzo.
7 novembre 2006. Illusioni. Nella convinzione di una imminente revoca del mandato al commissario straordinario Anna Maria D’Ascenzo, Regione e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (Crt) ipotizzano di gestire congiuntamente la palazzina di caccia di Stupinigi. L’indiscrezione emerge a margine dell’incontro romano a palazzo Chigi tra ministeri ed amministratori per risolvere il complicato rebus del Mauriziano. Il commento di Mercedes Bresso: “Penso che si debba procedere senza dubbio alla nomina del nuovo cda”.
23 novembre 2006. Con un decreto legge, il consiglio dei ministri del governo Prodi dichiara illegittimo il passaggio dell’ospedale Umberto I di Torino dall’Ordine Mauriziano alla Regione Piemonte. Il provvedimento legislativo segue la decisione della Corte Costituzionale rispetto ai nosocomi di Lanzo Torinese e Valenza Po.
29 dicembre 2006. La Corte dei Conti assolve con sentenza definitiva gli ex amministratore dell’Ordine Mauriziano, Emilia Clara Bergoglio e Gian Paolo Zanetta, dall’accusa di illecite assunzioni (inizialmente 925, ma all’esame dei giudici circoscritte a 118) per la gestione dell’attività ospedaliera.
9 gennaio 2007. Affondo del presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, nei confronti di Mercedes Bresso. Punto della contesa, la seconda tranche di 25 milioni di euro pagata dalla Regione alla Fondazione Ordine Mauriziano per il ritiro del ricorso al Tar. L’obiezione di Saitta si concentra attorno alla prima sentenza della Corte dei Conti, che nei fatti annulla i presupposti di fondatezza degli atti assunti in passato dalla Regione e dal Commissario straordinario, compresi quelli della vendita del patrimonio.
10 gennaio 2007. Sul fronte della difesa del patrimonio agrario, nuovo intervento della presidente Bresso che dichiara: “Siamo pronti ad intervenire con la Fondazione nell’acquisto dei terreni agricoli che circondano la Palazzina di Stupinigi e le Abbazie di Sant’Antonio di Ranverso e Staffarda”.
15 marzo. I commissari straordinari della Fondazione Ordine Mauriziano si accomiatano informalmente dai collaboratori di via Magellano 1, annunciando loro l’imminente nomina del nuovo consiglio di amministrazione.
16 marzo 2007. Fine del commissariamento. La presidenza del Consiglio nomina il nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Ordine Mauriziano. Il presidente del consiglio Romano Prodi ha indicato alla presidenza Francesco Staderini, ex presidente della Corte dei Conti.
29 marzo 2007. Annuncio in Regione: la minoranza di centro destra, in cambio dell’approvazione del bilancio, ottiene l’istituzione di una commissione d’inchiesta sull’Ordine Mauriziano. Intervistato dal quotidiano torinese, l’ex direttore generale dell’Ordine, Gian Paolo Zanetta, afferma: “Ben venga [la commissione d’inchiesta]. Lasciammo nel 2002 un bilancio in rosso per 265 milioni di euro a causa dei mancati rimborsi regionali per i nostri servizi sanitari alla cittadinanza. E ora lo troviamo, dalla relazione del governo alla Camera, a 392.

IL PATRIMONIO SMEMBRATO
L’Ordine Mauriziano compare nella seconda metà del secolo XVI. Il suo primo nucleo immobiliare risale al 23 gennaio del 1573 ed è donato da Emanuele Filiberto di Savoia. La dote era fissata «in 15 mila scudi d’oro, [dote concessa] sopra i redditi dei Castelli e Luoghi di Stupinigi, Sommaria del Bosco, Cardé, Caramagna, Settimo Torinese, La Margherita di Tronzano, Cavoretto» ed altre proprietà di casa Savoia disseminate in Piemonte. Un’iniziale ricchezza che Carlo Emanuele III provvede ad integrare con nuove donazioni (case e terreni), con la secolarizzazione dell’Abbazia di Staffarda e successivamente con i beni e i lasciti a favore dell’ospedale di Valenza della Marchesa Belloni del Carretto.
All’inizio del XX secolo, le proprietà fondiarie dell’Ordine sono denominate e ripartite in «Economie». E i libri contabili ne inscrivono sei: 1) Stupinigi, con i poderi di Gondole e di Vinovo; 2) Sant’Antonio di Ranverso (Torino) con un gruppo di poderi e di boschi situati nei comuni di Buttigliera Alta, Casellette e Rosta (l’area di quest’ultimo comune è diventata di stretto interesse, anche giudiziario, agli inizi del Duemila per il prolungamento della metropolitana di Torino); 3) Staffarda e le terre incorporate con Bolla di Papa Benedetto XIV dell’1 ottobre 1750, i terreni di Moretta e di Villafranca Piemonte; 4) le proprietà di Scarnafigi (Cuneo) composte dalle tenute «Fornaca» e «Grangia», dai poderi di Centallo e di Cavallermaggiore; 5) Montonero, proprietà nell’agro vercellese formate dai poderi Montonero, Borgarino, Abbadia, Valle dell’Olmo, i primi tre incorporati con Bolla Pontificia 29 gennaio 1784 di Papa Pio VI, l’ultimo acquistato dal proprietario terriero Giovanni Spinelli nel 1825; 6) Chivasso con il podere ed il Molino di San Marco, i poderi di Commenda e di Poma. Alle sei economie si aggiungevano all’epoca altre proprietà, da quella valdostana, costituita dall’Ospedale di Aosta, case, orti, pascoli, poderi, terreni, a quelle in Valenza, in Luserna, in Asti, alle proprietà di case a Torino e a Cagliari, di fabbricati colonici, di canali d’acqua per l’irrigazione dei campi, alle riserve di caccia.
Dall’elenco traspare quello che è stato per secoli il vero valore aggiunto dell’Ordine Mauriziano: il senso della comunità che si irradiava dalle campagne (nel fare perno sulle cascine) alle città e agli ospedali collegati ad esse. Un sistema socio-economico che aveva antichi precedenti. Le cascine edificate sui terreni dell’Abbazia di Staffarda (secolarizzata nel 1750) costituiscono il senso della comunità così come la intendevano e diffondevano in Europa dal XII secolo i monaci dell’Ordine cistercense. E le cascine delle tenute «Fornaca» e «Grangia» nel territorio di Scarnafigi, erano l’espressione più compiuta di quel modello organizzato secondo lo schema dell’economia curtense, con un habitat che conserva ancora un edificio adibito a scuola e un’osteria di proprietà dell’Ordine.

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